Il 27 dicembre 2006, l’Associazione Luca Coscioni esportava illegalmente in Svezia, dentro un crioconservatore, embrioni italiani per donarli al Karolinska Institutet, Facoltà per la Ricerca Scientifica. Solo ora – alla vigilia del pronunciamento della Grand Chambre alla Corte europea dei diritti dell’Uomo il18 giugno prossimo sull’uso degli embrioni da destinare alla Ricerca – l’associazione radicale rende nota quell’azione di disobbedienza civile. Una disobbedienza, in un Paese come il nostro che in fatto di diritti ancora arranca, per la verità molto civile. 

In Italia, gli embrioni abbandonati e che potrebbero essere usati per la Ricerca sono circa tremila. Un divieto, quello della legge 40, insensato e crudele che va contro i diritti e le libertà fondamentali dei malati e dei ricercatori.

Il Karolinska Institutet, che vanta un prestigio per la Ricerca contro malattie degenerative come l’Alzheimer, ha sviluppato un nuovo metodo che consente di estrarre le linee cellulari senza la distruzione degli embrioni. Un tipo di ricerca che nel nostro Paese viene punita con una pena dai tre ai sei anni di reclusione.

Il Ricorso alla Corte europea per la donazione degli embrioni non utilizzati da donare alla Ricerca (promosso dall’autrice di questo post dopo la morte del suo compagno, in Iraq) è stato sostenuto da una “memoria” firmata da 45 parlamentari di Camera e Senato tra i quali il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, il sottosegretario alle riforme costituzionali Ivan Scalfarotto, i Presidenti Finocchiaro e Manconi, la senatrice a vita Elena Cattaneo, il capogruppo Sel Migliore e Gianni Vattimo del Parlamento europeo.

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