Si sa che noi italiani qualche problema con l’osservanza delle regole ce l’abbiamo. Non tutti naturalmente, per carità, ma nel complesso nel nostro paese è diffusa la mentalità che se non ti controllano “puoi fare il furbo”. Questo vale nelle piccole come nelle grandi cose e rappresenta, a mio avviso, un’abitudine estremamente deplorevole- per usare un eufemismo. Quello che però mi rattrista di più è quando la non applicazione della legge viene per così dire istituzionalizzata, con connivenze da parte del “sistema”. Potrei citare numerosi e ben conosciuti esempi ma, dato il mio settore di competenza, mi riferirò ad un caso meno noto: quello della mancata applicazione della legislazione di protezione dei suini. Sto parlando della Direttiva 2008/120/CE recepita in Italia con il Decreto Legislativo 7 luglio 2011, n. 122.

Maiali, sì. Alcuni diranno: perché occuparsi dei maiali, quando ci sono altri ben più gravi problemi nel mondo e in Italia? Almeno per tre motivi: primo, perché le leggi vanno rispettate punto e basta. Secondo, perché i suini, al pari di tutti gli altri animali, sono esseri senzienti, capaci di provare gioia e dolore, frustrazione e appagamento. Se le leggi che li devono tutelare negli allevamenti non vengono applicate, questi animali soffrono e il loro benessere viene compromesso. Terzo: perché, chi nel nostro paese volesse acquistare carne di allevamenti più rispettosi del benessere dei suini e conformi alla normativa al momento non lo può fare, a meno che non vada a cercare prodotti di nicchia difficili da reperire. Il cittadino/consumatore deve potere avere la libertà di scegliere cosa mangiare, no?

La situazione è seria, perché, che i maiali siano allevati in barba alla legge e la stragrande maggioranza di loro abbia la coda mozzata e nemmeno un filo di paglia, lo sanno tutti nel settore, inclusi quelli che dovrebbero controllare e vegliare sul rispetto della normativa- a cominciare dalla politica. E qui è la parte più grave a mio parere: non mi stupisce tanto che gli allevatori non facciano quello che dovrebbero fare, ma è una vera e propria vergogna che la politica e gli organi preposti al controllo non sanzionino, facendo applicare la legge.

La legge infatti prevede che i suini debbano avere a disposizione materiali che, come la paglia, “arricchiscono” l’ambiente, consentendo loro di esprimere il naturale comportamento esplorativo. I maiali sono infatti animali intelligenti e curiosi, che passano gran parte del loro tempo grufolando.

Ma la paglia non viene usata per nulla negli allevamenti italiani. Questo ha una ripercussione cruciale sul benessere degli animali, che, non disponendo di nulla per tenersi occupati, per noia e frustrazione si rivolgono verso l’unica cosa da fare negli spogli recinti in cui sono ammassati: mordere la coda dei “vicini”. Un vero problema! Per cui cosa si fa? La soluzione trovata dall’industria è tanto efficace quanto cruenta e dolorosa: a pochi giorni di vita gran parte della coda degli animali viene mozzata, nella stragrande maggioranza dei casi senza anestesia o analgesici, così il problema è risolto. Se effettuata in maniera sistematica, ovvero di regola, questa mutilazione è proibita dalla normativa vigente, che la consente soltanto dopo che l’allevatore ha fatto tutti i tentativi possibili per impedire le morsicature, incluso, cito la Direttiva, modificare condizioni ambientali o sistemi di gestione inadeguati.

La legge, dunque, prevede sì un’eccezione ma solo in caso ci siano veri problemi di aggressività tra gli animali nonostante la fornitura di paglia (o di altri materiali analoghi) e di un ambiente adeguato. Il fatto è che la stragrande maggioranza dei circa 13 milioni di maiali allevati in Italia ogni anno hanno la coda mozzata. E non hanno paglia, ma, nel migliore dei casi, qualche sporadico surrogato di materiale manipolabile che però non è in grado di occupare a sufficienza il tempo degli animali (come vecchi pneumatici o tronchi di legno). E sono tutti allevamenti “controllati” dalle autorità competenti, naturalmente. Ma, se l’eccezione è generalizzata, che eccezione è? È una regola. E infatti la regola è che in Italia la stragrande maggioranza dei prodotti suini presenti sul mercato non è conforme alla legge.

Come dicevo prima, ci sarà chi non considera questo un problema rilevante. Tuttavia, io credo che siano molti, a partire da coloro che consumano carne, i cittadini che vorrebbero sapere che i prodotti suini disponibili sul nostro mercato derivano da animali vissuti decentemente e, soprattutto, nel pieno rispetto della normativa. Perchè negli allevamenti, così come sono, per i maiali non si può parlare di vita decente, oltre che di rispetto della legge. Basta guardare le immagini che abbiamo girato l’anno scorso in alcuni allevamenti del nostro paese. Parlano da sé!

E allora, in una situazione del genere che si fa?

Dal momento che come Ciwf Italia crediamo che le leggi vadano applicate e che i cittadini abbiano il diritto di scegliere cosa mangiare nella massima trasparenza, ci siamo rivolti a chi, grazie al proprio potere d’acquisto, può fare pressione sulla filiera e avviare il cambiamento: i supermercati.

Con la campagna Siamodegni, al cui centro vi è una petizione appena lanciata su Change.org, ci appelliamo alle maggiori catene di supermercati in Italia, chiedendo loro di garantire almeno una linea di prodotti suini conforme alla legge entro il 2015. Invito tutti a firmarla e a diffonderla, come pure il video della campagna. La disponibilità sul mercato di una tale linea di prodotti è essenziale: perché il rispetto della legge è il primo passo verso una vita migliore per milioni di maiali e perché, avendoli disponibili, i cittadini, se vorranno, potranno rivolgere le proprie preferenze verso prodotti più rispettosi del benessere animale. Detto in poche parole: perché gli animali hanno il diritto di essere tutelati e noi cittadini quello di potere scegliere.