Davvero a volte si ha la sensazione che una autorità suprema un giorno arriverà e ci toglierà il Paese. Se anche il Sindaco di Venezia viene arrestato perché lucrava della città più bella del mondo, vuol dire che gli italiani non sembrano in grado di avere cura del proprio Paese. La corruzione ci sta massacrando e ridicolizzando. L’avidità di pochi distrugge la nostra reputazione ovunque, e spesso, in questo mondo si può vivere semplicemente di pane e reputazione.

Il nostro impoverimento morale ci trascina giù nel baratro del disonore e della vergogna. Il vero spread che conta in una comunità  è quello tra amore e cura del proprio Paese, e noi sembra proprio che lo abbiamo fatto salire alle stelle. Da Milano a Venezia al Piemonte e poi giù per tutto lo stivale è tutto un mosaico di nefandezze ai danni della cosa pubblica e del bene comune perpetuate proprio da chi dovrebbe rappresentarci con onore e senso delle istituzioni. Altro che mani pulite, qui siamo ormai alle ‘anime nere’.

Ministri che si appropriano di milioni di euro, sindaci che si finanziano le proprie campagne elettorali con fondi neri provenienti dai lavori pubblici, mazzette milionarie che girano tra i vecchi faccendieri di sempre. Ma qual è la nostra colpa originaria che ci porta ad essere uno dei paesi più corrotti al mondo. Cosa e quando ci ha trasformati nei campioni dell’illegalità universalmente riconosciuti?

Difficile rispondere, ma vien proprio voglia di inventare la giornata del pianto civico. In altri Paesi, c’è la giornata  in cui i bambini si recano sul posto di lavoro dei genitori. Da noi ci vorrebbe una giornata in cui tutti dobbiamo cercare di darci una spiegazione e ricominciare di nuovo partendo dai nostri bambini. Ci vorrebbe una giornata nazionale,senza parate militari, corone e discorsi retorici, nella quale rendere obbligatorio il fatto di recarsi alla scuola a farci spiegare dai bambini, cosa sono la cura e l’amore per le proprie cose. Dovremmo andare tutti a lezione da loro, magari in prima elementare, per guardare con quanta cura rivestono i loro libri e quaderni, come dispongono ordinatamente i loro colori nei loro astucci: il righello a posto, la gomma il temperamatite. Tutto il loro piccolo mondo sistemato in un ordine amorevole. Dovremmo osservarli e capire da loro che la cura di ciò che si usa, delle proprie cose è importante.
Dovremmo andare a lezione anche da quegli artigiani, che sistemano i propri attrezzi dopo una lunga giornata di lavoro: le pinze, le chiavi a brucola, ed alla fine abbassano la saracinesca con le mani consumate dalla pasta abrasiva.

E’ facile avere cura delle proprie cose, ma quando la stessa cura si applica alle cose di tutti, allora essa diventa amore. Si, amore civico. E credo che quello che manca, paradossalmente oggi al nostro Paese, è quell’amore civico di tutti i suoi cittadini, che pure esiste in rari e sparuti momenti. Quando si spreca denaro pubblico, quando illegalmente si crea profitto dalla propria posizione dominante, quando si intasca una mazzetta o si programma una strategia di arricchimento illecito accettando di scambiare le regole a vantaggio di alcuni,vuol dire che si odia il proprio Paese. La cosa è talmente evidente. La corruzione è la più elementare forma di odio verso il proprio Paese considerato come un luogo da sfregiare. La più efferata forma di egoismo malefico che distrugge nel profondo lo spirito di una comunità.

La corruzione a Venezia adesso sta girando nel mondo come l’inchino fatale della Concordia. Ci derideranno. Dopo l’Expo 2015, essa rappresenta in verità l’epilogo disonorevole di una classe politica che deve sgombrare in fretta e senza indugi. Forza bambini, non ci restate che voi per sperare. Zainetti in spalla ed insegnateci la cura, perché i grandi, tutti, sembrano aver perso il senno.