Come aghi nel pagliaio, molti Cinque Stelle insistono nel cercare convergenze programmatiche con l’Ukip e con quel buontempone di Nigel Farage. L’ostinazione con cui Grillo, Casaleggio e i loro discepoli più agguerriti perseguono la linea del patto albionico-bionico Ukip-M5S ha lasciato basiti gli esterni ma anche una grossa fetta degli interni al Movimento. La scelta di compiere anche solo un mezzo passo indietro deve essere apparsa un’onta così indigeribile da legittimare quell’orda di unghie umane aggrappate allo specchio apologetico di Nigel il Barbaro.

Sulla rete in questi giorni abbiamo letto qualsiasi cosa: siamo stati sgridati per la nostra disinformazione e per la faciloneria di giudizio e siamo stati subissati di link che rimandavano alla “vera verità” su Farage il buono, Farage il moderato che caccia gli estremisti, Farage il promotore delle donne in politica, Farage l’unico vero difensore di popoli oppressi dalla Troika. Tutte strofe alternate al ritornello dell’informazione manipolata per dare addosso al Movimento. Che stavolta viene quasi da chiedersi se i pentastellati non si siano decisi a prendere in prestito l’arma del nemico e a manipolarla loro per una volta quest’informazione benedetta. 

A partire dalla storia che l’Efd, il gruppo di Farage in Europa, è l’unico a permettere a tutti i suoi membri di votare liberamente, senza essere imbrigliati da accordi programmatici prestabiliti. In realtà il vincolo di mandato, come non esiste qui, non esiste neanche nel Parlamento Europeo e ciascuno è libero fino all’ultimo di votare nella maniera che ritiene più opportuna, qualsiasi sia il gruppo a cui appartenga. La convergenza di visioni è piuttosto una scelta strategica per rendere più incisivo il gruppo in Parlamento e creare una maggiore sintonia di movimento. Ciò che invece è necessità primaria per avere un peso politico all’interno del Parlamento è l’appartenenza ad un gruppo: ed ecco che nasce la domanda che da giorni alberga sui titoli dei giornali “perché non con i Verdi?”. Che l’assonanza programmatica con questi ultimi sia smaccatamente maggiore rispetto a quella con l’Ukip è evidente: regolamentazione dei mercati finanziari, tobin tax, energie rinnovabili, no al nucleare, adozione degli eurobond, opposizione ai vincoli imposti dall’austerity. Eppure, nonostante l’evidenza, Grillo guarda in tralice l’alleanza con i Verdi che accusa di averlo denigrato e tenuto a distanza durante la campagna elettorale e s’impunta sull’accordo con Farage in nome di una visione comune dell’Europa.

A questo punto, dopo essere stati testimoni di estenuanti traccheggiamenti sulla questione, sorge spontanea la seconda domanda: Grillo qual è la tua visione dell’Europa? Perché dopo aver parlato d’uscita dall’euro, dopo averla smentita invocando un eventuale referendum, dopo aver fatto con Casaleggio il poliziotto buono e il poliziotto cattivo, uno pro e l’altro contro, dopo aver parlato di eliminazione del fiscal compact e abolizione del pareggio di bilancio, i Cinque Stelle cosa vogliono fare in Europa chiaramente ancora non lo hanno detto. E soprattutto, se partiamo dall’assunto che l’Europa esiste e il Movimento la riconosce, addirittura ipotizzando una condivisione del debito che va nella direzione di un’Europa piu’ presente e più garantista per le singole nazioni, come si può trovare nell’Europa il punto di sintonia con l’Ukip che ha come obiettivo, lui sì chiarissimo, l’uscita dall’Unione Europea?

Ma forse in questi giorni domande a Grillo e Casaleggio è meglio non farne. “Vuolsi così colà dove si puote/ ciò che si vuole, e più non dimandare”.