La Corte dei Conti dell’Emilia Romagna ha condannato i vertici della provincia di Ferrara a pagare 90mila euro per la vicenda dal capo di gabinetto di presidenza, Manuela Paltrinieri, in carica dal 6 luglio 2009 al 22 marzo 2013. A essere sanzionati la presidente della provincia di Ferrara, gli assessori e i tecnici che firmarono nel 2009 la delibera di assunzione del capo di gabinetto, portavoce pagata più di un dirigente. L’atto di giunta “incriminato” riguarda la delibera 227 del 9 luglio 2009, tra i primissimi atti della legislatura iniziata da appena due giorni. Le firme erano quelle della presidente Marcella Zappaterra (Pd) e degli assessori quel giorno presenti (Caterina Ferri, Davide Bellotti, Giorgio Bellini e Davide Nardini del Pd, Massimiliano Fiorillo dell’Italia dei Valori, Tonino Zanni di Rifondazione Comunista), della dirigente ora in pensione Maria Grazia Adorni e dell’allora segretario generale Angelo Nardella.

Grazie a quell’atto la neoassunta, Manuela Paltrinieri, arrivò a percepire fino al 22 marzo 2013 (data in cui rassegnò le dimissioni) qualcosa come 57.513,26 euro lordi all’anno, di cui un trattamento fondamentale di circa 19.454 euro lordi, a cui si somma un unico stipendio pari a 38.059,26 euro lordi annui, oltre agli oneri previdenziali e assistenziali a carico della Provincia, quantificati in 9.250,30 euro (emolumento e oneri andavano a formare la “indennità di staff”, per un totale di 47.309,56 euro lordi).

Per la procura presso la Corte di Conti tutto ciò giustificava un danno erariale di 226.070,90 euro. Oltre alla nullità dell’atto in quanto la “beneficiaria” non aveva un titolo di laurea che si pretendeva necessario a svolgere un incarico apicale nell’amministrazione pubblica. I giudici sono stati più clementi e hanno stabilito che il titolo di studio non è fondamentale, tanto più che il curriculum della Paltrinieri è giudicato adeguato alla mansioni. Ecco il curriculum degli ultimi vent’anni: consigliere comunale, membro del consiglio provinciale dell’Arci dal 1993 al 1996; nel 1994 responsabile provinciale delle donne Pds di Ferrara e componente della segreteria del partito fino al 2002; nel ’95 in direzione regionale del Pds e consigliere provinciale nel 2000 e 2005; dal 1999 al 2007 fa parte dell’ufficio politico di Barbara Pollastrini, allora parlamentare e ministro del Pds; dal 2000 al 2007 è componente della direzione politica Ds; nel 2004 è nominata presidente dell’assemblea di Ato 6; dal 2007 al 2012 assessore in Provincia.

Rispetto al danno inizialmente indicato in sede di citazione di 226.070,90 euro, la sentenza ha stralciato l’imputazione sulla nullità del contratto e riconosciuto parte dell’emolumento ad personam, riducendo a 97mila euro la richiesta di restituzione. Ragion per cui la Zappaterra dovrà risarcire 17.050 euro, ciascun assessore 11.367 la dirigente 3.550 e l’ex segretario generale 950. Dalla giunta arriva una nota di commento: “La Provincia di Ferrara ritiene che la sentenza sia ingiusta anche per la parte residua, è già stata data disposizione ai legali di preparare il ricorso in appello”. C’è da dire che l’ente è parte lesa e quindi non si capisce perché dovrebbe ritenere ingiusta una sentenza che gli accorda un risarcimento.

Servono forse a chiarire le idee le motivazioni della sentenza. Quanto all’elemento soggettivo, la volontà, i giudici contabili parlano di “colpa grave” per tutti i convenuti: “Anche a un normale cittadino – si legge in sentenza – “balza all’evidenza come incongrua e irragionevole l’attribuzione a un capo di gabinetto di categoria C1 di un emolumento unico che esorbiti quello di un dirigente”. Ecco perché “la decisione della giunta è connotata da arbitrio e lo stesso vale per Adorni e Nardella che, in qualità di titolare del parere di regolarità e di segretario generale, avevano l’obbligo di segnalare alla giunta la violazione di legge”.

Né valgono ad attenuare la responsabilità le pretese di urgenza e ineluttabilità, giustificazioni “sintomatiche di un atteggiamento del tutto distante dal canone costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione e del principio di responsabilità dei pubblici dipendenti (che devono svolgere l’incarico con “correttezza, trasparenza, diligenza, imparzialità, competenza, sempre all’esclusivo servizio dell’interesse pubblico”)”.