L’affermazione delle destre xenofobe e antieuropee nelle recenti elezioni europee non era  inaspettata, ma ha superato le previsioni e ha coinvolto  anche paesi della “vecchia” Europa come la Francia e la Gran Bretagna , e in parte l’Italia. Questo  “tsunami” politico  è frutto della grave crisi sociale ed economica, che ha investito l’Europa negli ultimi 10-15 anni. Ma è frutto anche  delle politiche di austerità con cui i governi hanno  affrontato la crisi, scaricandola sui più deboli  e aprendo così la strada alle forze politiche pronte a strumentalizzare il disagio economico e sociale delle classi colpite dalla crisi e dalle politiche di austerità – quella parte maggioritaria di popolazione impoverita e priva di futuro. La crisi e l’austerità hanno, infatti, creato una divaricazione abissale tra “ricchi” e “poveri”, usata da alcune forze politiche per “convincere” i più poveri a sostenere gli interessi dei più ricchi.

Questo breve resoconto dei risultati elettorali e delle loro cause coglie bene, mi pare, la traiettoria da correggere, per evitare altri danni. Ma per farlo, occorre avere uno sguardo lungo capace di esprimere un nuovo orizzonte, che vada oltre il sogno di Ventotene e risponda alle aspettative di oggi, che sono assai diverse. Il sogno di allora era la pace in Europa, dopo secoli di guerre, la carneficina delle due guerre mondiali del Novecento e lo stermino degli ebrei nei campi di concentramento. Il sogno di oggi è un’Europa accogliente, dove la diversità è fonte di arricchimento reciproco, non una minaccia; un’Europa capace di una crescita sociale oltre che economica, che assicuri un buona qualità della vita; un’Europa dove non si muoia più né di lavoro né di inquinamento; un’Europa dove le persone contano e possono decidere della loro vita partecipando alle scelte che le riguardano.

Senza un orizzonte che dia una speranza di futuro – senza una nuova Ventotene – sarà difficile mobilitare gli europei su obiettivi importanti  quali un New Deal europeo per l’occupazione o la ristrutturazione del debito pubblico. Nell’ultimo numero di Ecologia Politica, avevamo pubblicato un articolo/manifesto sui beni comuni e le comunità (Avallone, Parascandolo, Torre, Ricoveri), un tema che è oggi al centro delle lotte e dell’analisi sociale in tutto il mondo. Il paradigma dei beni comuni e delle comunità esprime un orizzonte alternativo e una speranza di futuro per uscire dalla crisi del sistema dominante, quello della società dei consumi di massa e dell’egemonia politica e culturale dell’Occidente. Forse questo paradigma potrebbe essere utile per avviare il discorso su un’altra Europa, capace di rispondere alle istanze delle popolazioni impoverite e di restituire all’Europa un ruolo positivo nei confronti di tutti i Sud del mondo.

di Giovanna Ricoveri