La nostra Costituzione, all’art. 27, pone chiaramente la finalità rieducativa come principale obiettivo della repressione penale, in particolare per quanto riguarda le forme privative della libertà personale. Tale articolo infatti stabilisce che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Si tratta beninteso di una delle tante disposizioni costituzionali male, poco o per nulla attuate. Si vedano le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che hanno condannato il nostro Paese per il sovraffollamento carcerario che costringe a una vita disumana quasi tutti i detenuti.

Ma sono molti gli aspetti intollerabili del nostro sistema penale e carcerario, che dovrebbero essere affrontati e risolti, nella piena coscienza che la necessaria lotta al crimine non può avvenire in modo soddisfacente con la violazione dei diritti fondamentali e della dignità dei detenuti, ma al contrario garantendo la possibilità di rieducazione ed emendamento degli stessi al fine di recuperarli alla vita sociale, migliorando al tempo stesso la società.

Un aspetto in particolare è quello della previsione del carcere a vita, tanto più se aggravato dai cosiddetti circuiti differenziati (alta sicurezza e 41 bis) che escludono i condannati dalla possibilità di godere delle misure alternative al carcere e quindi di avviare un percorso concreto di recupero sociale.

Si tratta di fenomeno dall’impatto non trascurabile, se pensiamo che in Italia sono 1.600 i condannati all’ergastolo e che molti di essi, circa la metà, vivono in regime di cosiddetto ergastolo ostativo che si applica ai detenuti condannati per appartenenza alla criminalità organizzata di tipo mafioso. Quest’ultima va combattuta senza quartiere, ma soprattutto colpendola sul piano dei suoi rapporti con il potere economico e politico, che ne determinano il prosperare in molte regioni del nostro Paese. Occorre invece limitare al massimo gli interventi legislativi sul sistema carcerario che, in violazione del richiamato art. 27 della Costituzione, si traducano in non necessarie offese alla dignità dei detenuti.

Si terrà su questi temi un importante convegno, il 6 giugno p.v. presso la Casa di Reclusione di Padova, con la partecipazione di alcuni dei diretti interessati, fra i quali l’ergastolano Carmelo Musumeci, che ha lanciato dal suo una proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione dell’ergastolo e ha scritto di recente le seguenti parole, riferendosi alle persone che si trovano nella sua condizione: “molti di noi non hanno scelto di diventare cattivi, alcuni di noi hanno solo scelto di difendersi e di vivere rispettando le “leggi” che gli avevano insegnato l’ambiente e la cultura di dove sono cresciuti. Forse per questo non credono di meritare l’ergastolo per avere infranto leggi che non conoscevano e di essere considerati cattivi e colpevoli per l’eternità. E in tutti i casi nessuno dovrebbe essere considerato irrecuperabile perché qualsiasi persona ha il seme della bontà dentro il cuore”.

Parole su cui sarebbe il caso che riflettessero tutti coloro che sono interessati a condurre una lotta veramente efficace contro la criminalità organizzata senza ledere la dignità degli esseri umani punendo in modo disumano e non necessario taluni dei suoi membri o ex membri senza affrontare in modo risolutivo le radici economiche, politiche e sociali del fenomeno, che in assenza di interventi su questi piani è destinato a diventare sempre più allarmante e invasivo.

Per ripetere le parole di Agnese Moro, che sarà anche lei tra i partecipanti al convegno citato, “L’ergastolo è come dire ad una persona ‘ti vogliamo buttare via’, ma io non voglio buttare via nessuno”. Bisogna tendere in effetti ad offrire a tutti, nessuno escluso, la possibilità di una redenzione sociale. Solo una società che sappia dimostrarsi giusta,  umana, inclusiva, orientandosi al rispetto dei valori e dei principi contenuti nel testo costituzionale, a partire dall’art. 27 citato, è in grado di vincere la sfida con le mafie di ogni genere.