Era una “chicca”, era ed è un tesoro seminascosto nel centro di Torino. Il suo stato e destino sono una ferita nella Torino barocca e savoiarda lustrata dalle Olimpiadi: la Cavallerizza Reale, palazzi antichi, cortili storici, due sale teatrali appena abbandonate, alloggi i cui abitanti son stati appena sfrattati, intonaci e cornicioni a rischio. E inoltre un pezzo di Giardini Reali da anni chiusi al pubblico e non più curati e ora suggestivi come una mezza selva urbana.

Qui non c’è stata la fortuna miliardaria della Venaria, qui si punta sulla tradizionale “valorizzazione immobiliare”: un pezzo di reggia in vendita.

Dal 23 maggio le assemblee che si susseguivano sulle sorti della Cavallerizza – e sugli spazi per teatro e arte di base – sono sfociate in una sorta di occupazione. Crescerà? Sfocerà nella capacità di mettere in discussione a livello nazionale – e internazionale – la spirale di declino e privatizzazione di un patrimonio dell’Unesco? Diventerà punto di riferimento per i giovani e i meno giovani che credono nel teatro nell’arte e nella cultura e che stanno soffrendo per la crescente precarizzazione e povertà?

In questa città si vive in modo ancora più evidente la contraddizione tra la vivacità della vita socio-culturale cittadina e la passività con cui si subiscono eventi e decisioni presentati come inevitabili tributi alla crisi o come inevitabili passaggi alla modernità.

Tra l’antagonismo in qualche modo istituzionalizzato di Askatasuna e l’attivismo micro-imprenditoriale di chi cerca un po’ di successo, di visibilità, di risorse, sembra non esserci grande disponibilità “intermedia” all’impegno di lotta per spazi e beni pubblici, per l’ambiente cittadino, per le scelte urbanistiche. Segno di questa contraddizione è l’inesorabile completarsi dei due mega grattacieli cittadini, nonostante il malumore che ne accompagna il sorgere, nei pochi momenti in cui ci si fa caso. Auguri ai giovani che “occupano” la Cavallerizza e che aprono il dibattito alla ricerca di nuove soluzioni. Vale la pena di andare almeno a vedere i palazzi e i Giardini. Sono i giorni del profumo dei tigli e c’è anche un’area di fragoline di bosco appena maturate. (Ma questa quasi nessuno sa dove si trovi, e io non ve lo dico…)