Non mi stancherò mai di ripetere che le ricorrenze o le celebrazioni siano come diceva il mitico Fantozzi assimilabili alla Corazzata Potjomkin. In particolare, in campo ambientale, esse non si contano più: dalla Giornata dell’Acqua a quella Terra, non si riesce a stargli dietro.

Il 22 maggio si è celebrata la Giornata Mondiale della Biodiversità, indetta dalle Nazioni Unite. Qualcuno ne ha parlato?

Però fare un attimo un pensamento sulla biodiversità forse varrebbe la pena, indipendentemente dalla predetta celebrazione. Se è pressoché impossibile individuare un numero non certamente esatto ma possibile di specie animali o vegetali estintesi per causa dell’uomo, si può invece dire quelle che stanno estinguendosi sempre per causa dell’homo sedicente “sapiens”. Secondo la lista rossa 2013 stilata dall’IUCN sono più di settantamila le specie a rischio nel mondo e nella sola Italia su 672 specie di vertebrati prese in considerazione (576 terrestri e 96 marine), quasi un terzo sono a rischio di estinzione. Le principali minacce sono perdita di habitat ed inquinamento. Detto altrimenti, la principale minaccia è l’uomo.

Ché se poi, come a molti non gliene frega niente delle specie che si estinguono per causa nostra e badano solo al fatto che questo è solo un effetto indesiderato ma necessario dello sviluppo, beh allora a questi val la pena ricordare che secondo l’Ocse, i danni per la perdita della biodiversità da qui al 2050 sono stimabili in una cifra che oscilla tra i 2 e i 5 trilioni di dollari all’anno, somma superiore alla ricchezza prodotta oggi dalla stragrande maggioranza delle nazioni della terra.

Ma torniamo alla celebrazione del 22 maggio, quest’anno dedicata agli ecosistemi insulari. Singolare ma non inaspettata la conclusione che in alcune isole non si estingueranno solo specie “qualsiasi”, ma anche l’uomo. Grazie all’innalzamento delle temperature ed al conseguente innalzamento del livello degli oceani, molte isole diverranno in un prossimo futuro inospitali per l’uomo. Oltre agli atolli corallini, altre isole dovranno essere abbandonate dalla nostra specie. Secondo le previsioni dell’ONU, i primi profughi climatici potrebbero essere entro il 2015 i 400 eschimesi che abitano la piccola isola di Kivalina, di fronte la costa ovest dellAlaska.

Così, da un lato, la nostra specie tenderà ad espandersi, e dall’altro dovrà abbandonare delle terre che già abita. Insomma, il futuro secondo gli esperti dell’ONU non sarà piacevole neanche per l’uomo, e questa sembra essere sempre più una certezza più che una possibilità.

Nell’anno in cui morì, il grande Goethe, ambientalista ante litteram, così scrisse: “L’uomo, con la sua condotta sbagliata, ha interferito grandemente con la natura. Ha devastato le foreste e, di conseguenza, ha perfino modificato le condizioni atmosferiche e il clima. A causa dell’uomo, alcune specie di piante ed animali si sono estinte completamente, pur essendo essenziali nell’economia della Natura. Ovunque la qualità dell’aria risente di fumi e simili, e i fiumi sono inquinati. Queste cose e molto altro costituiscono per la Natura serie penalizzazioni che l’uomo oggigiorno non considera per nulla ma che sono della massima importanza, e mostrano improvvisamente il loro effetto negativo non solo sulle piante, ma anche sugli animali, giacché questi ultimi non hanno la resilienza e la forza di resistenza dell’uomo.” Era il 1832.