La notizia è oramai nota. In risposta alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che, sorprendentemente aveva riconosciuto il diritto alla cancellazione dei contenuti anche nei confronti dei motori di ricerca,  il gigante californiano Google ha approntato un sistema automatizzato (almeno nella presentazione della richiesta) di rimozione dei contenuti dai motori di ricerca.

L’azienda assicura che non si tratterà di un sistema del tutto automatico e che le richieste verranno vagliate caso per caso. Poiché però non ne sono state svelate le caratteristiche, sorge il dubbio che questo sistema si possa basare su algoritmi, ovvero su procedimenti matematici, cosi del resto come avviene usualmente  con l’inserimento dei contenuti sui motori di ricerca e sull’indicizzazione che di tali contenuti fa Google.

E, del resto, vista la transnazionalità di internet, e la pluralità di sistemi giuridici anche all’interno della stessa Unione Europea, non si vede come possa essere diversamente, a meno di ipotizzare squadre di tecnici a conoscenza dei sistemi giuridici di ogni paese dell’Unione.

La soluzione adottata può però destare qualche preoccupazione.

Se il riconoscimento del diritto di ognuno di noi ad evitare che le informazioni messe da terzi sulla  rete possano distorcere la percezione che il mondo ha di noi appare essere una conquista, non altrettanto può dirsi per le modalità che possono essere usate per riconoscere questo diritto.

L’emersione di un diritto deve sempre essere accompagnata  da modalità tali da bilanciare gli altri diritti, siano essi il diritto ad una libera e corretta informazione o quello ad un contraddittorio sul punto con coloro che ritengono che tali informazioni debbano permanere sulla rete.

In altre parole appare necessario che nel procedimento di cancellazione si coinvolgano quantomeno anche coloro che ritengono di voler far permanere quell’informazione.

Si pensi ad un giornale on line, ad un blog e cosi via. Un sistema automatico è in grado di adottare questi principi di bilanciamento? Un modulo sarà in grado di realizzare pienamente il contraddittorio tra chi vuole far sparire determinate informazioni e chi vuole che queste informazioni circolino?

L’automazione e gli algoritmi sono una meravigliosa conquista della nostra civiltà (e tutti dobbiamo dire grazie a Google)  quando servono a determinare il miglioramento della circolazione delle informazioni ed a rendere la vita più facile al cittadino, (si pensi ai moduli on line di un comune per ottenere un certificato) non quando servono a massificare la cancellazione di contenuti.

I moduli per la cancellazione ricordano tanto sotto questo profilo, il sistema di “sparizione” rapido dei contenuti per motivi di copyright adottato dall’ineffabile AGCOM. Un sistema cioè che non va tanto per il sottile per non determinare un carico di lavoro troppo gravoso a chi dovrà presiedere alla cancellazione. Presentato come un moderno ed efficiente sistema di amministrazione digitale la piattaforma di cancellazione per motivi di copyright dell’Autorità italiana, sta solo mostrando al mondo che la rapidità va a scapito della tutela degli altri diritti, primo fra tutti il diritto all’informazione in rete.

In quel caso peraltro a fruire della cancellazione sono solo potenti lobby, e non il singolo cittadino.

Anche nel riconoscimento del diritto all’oblio però si possono nascondere pericoli di iper-tutela.

La sparizione dei contenuti ovvero la “pena di morte “ digitale dovrebbe essere irrogata con parsimonia e dopo aver attentamente valutato se quei contenuti siano veramente  destinati a sparire, altrimenti otterremo l’impoverimento della cultura di intere generazioni, che non potranno conoscere eventi del passato oramai rimossi.

Ecco perché la mossa a sorpresa di Google ha destato molta curiosità tra gli addetti ai lavori, tanto più che i garanti Europei della privacy si riuniranno a breve nel mese di giugno proprio per fare il punto su questa vicenda, ed era lecito attendersi una risposta concordata anche con le istituzioni comunitarie e nazionali.

C’è da augurarsi che il modulo per il diritto all’oblio prenda presto sembianze umane e che non ci porti  ad un “repulisti” generalizzato.