Immagino che non sia esperienza unanime, ma penso che sia capitato a molti, di vivere un’infanzia piena di fantasie di catastrofe come quella di Nicolas, il protagonista de La settimana bianca di Emmanuel Carrère, riedito ora da Adelphi.

Nicolas ha una decina d’anni e sembra un ragazzino normale, anche se alla settimana bianca della scuola arriva accompagnato dal papà anziché in pullman con i compagni, ed è subito chiaro che è stato cresciuto in un ambiente iper protettivo e pieno di fantasmi: la paura del mondo esterno, l’angoscia per le tragedie che la cronaca agita come spettri, certe fantasie nere come i rapimento e il traffico di organi sono conseguenza di un ambiente familiare non sano.

Ci sono bambini che amano abbandonarsi a immaginazioni lugubri, spingere il pensiero più in là, verso il nero che si agita dentro e che è a loro sconosciuto, ma evocato dalle paure degli adulti.

Come Nicolas anch’io amavo leggere racconti orrendi, inoltrarmi negli abissi della violenza e del dolore, forse per scongiurarli, forse per dare loro un confine, una cintura di protezione che gli adulti ansiosi da cui ero circondata non riuscivano a mettere.

Il racconto di Carrère procede in una climax ascendente di timore che si fa paura e poi certezza dell’orrore: è un noir delle fantasie infantili, e alla fine il mondo che Nicolas cerca con ossessione e terrore gli risponde, si rivela e presenta il suo volto reale. Qualcosa accade davvero, è cronaca ed è terribile. E il pensiero è che quelle fantasie di bambino siano lo strumento di cui certe indoli sono dotate fin dai primi anni di vita per imparare a misurarsi con il male.

Prima di dedicarsi alla narrazione di cronache di quotidiana violenza (L’avversario) e di consacrare alla letteratura personaggi reali e complessi (Limonov), Emmanuel Carrère ‘scaldava i motori’ con questo romanzo, scritto nel 1995, edito prima da Einaudi e ora da Adelphi.

La settimana bianca dimostra già tutto il talento dell’autore francese, la sua capacità di calarsi nella psiche umana, in quel punto in cui ognuno è di fronte alla possibilità di scegliere chi essere.