I datori di lavoro, nel 2013, hanno dichiarato in media il triplo dei propri dipendenti. A rivelarlo è il Dipartimento delle Finanze, che ha pubblicato le dichiarazioni delle persone fisiche in base al reddito prevalente. Grazie ai dati del ministero di via XX Settembre è possibile effettuare un “corretto confronto” tra il reddito dichiarato dai lavoratori dipendenti e quello dei corrispondenti datori di lavoro: quando questi ultimi sono persone fisiche il loro reddito medio è di 31.303 euro, circa il triplo di quello dei propri dipendenti. Ma, scendendo nel dettaglio dei singoli settori, si scoprono differenze sostanziali: se i datori di lavoro di industria, costruzioni e commercio guadagnano “solo” circa il doppio dei dipendenti, quelli che operano nelle attività professionali intascano quasi cinque volte il reddito dei propri addetti. Quando il datore di lavoro è una società di capitali il divario, per ovvi motivi, è molto più ampio: sette volte tanto.

Dal rapporto emerge inoltre che l’82,7% dei 41,4 milioni di contribuenti detiene reddito da lavoro dipendente o pensione e solo il 6,1% esercita attività d’impresa o lavoro autonomo, in linea con l’anno precedente. Si sono ridotti di 93mila unità quanti dichiarano prevalentemente reddito da lavoro dipendente, mentre sono 140mila in più le dichiarazioni dei redditi prevalentemente da pensione.

Dal confronto con tra le dichiarazioni dei dipendenti e quelle dei propri datori di lavoro emerge che circa il 78% dei dipendenti ha prestato lavoro presso lo stesso datore di lavoro nell’arco dell’anno, mentre il restante 22% ne ha avuti due o più. Viene inoltre rilevato che il 55% dei lavoratori dipendenti presta servizio presso società per azioni, società a responsabilità limitata e società cooperative, seguiti da coloro che sono occupati presso ditte individuali (10%), società di persone (8%), enti pubblici (7%), altre organizzazioni senza personalità giuridica (6%) ed enti e istituti di previdenza e assistenza sociale (4%).

Intanto la mini-sanatoria delle cartelle ha fatto incassare a Equitalia 600 milioni. Al momento della prima proroga del 28 febbraio scorso l’incasso era stato di circa 300 milioni. Si tratta comunque di dati provvisori che dovranno essere consolidati con gli incassi degli ultimi giorni.