renzi-stumpo-640Naturalmente bisognerebbe tentare un’analisi del voto europeo, ma come si fa? Troppi impegni, troppe seccature. Per esempio, bisogna andare al funerale di Scelta Civica e dei montiani, estinti come le civiltà precolombiane senza nemmeno il bisogno che arrivasse Cortez a sterminarli. Un funerale triste: se anche ci andassero tutti i loro elettori la chiesa rimarrebbe desolatamente vuota. E pensare che solo due-tre anni fa si pensava che fosse quella lì la soluzione per l’Italia, un signore in loden circondato da professori integerrimi (bè, forse non tutti). Ecco, una prece, che precede una domanda: e ora che ci fa al governo in un posto importante come l’Istruzione un esponente e nemmeno dei più geniali, diciamo, la ministra Giannini, di un partito che non esiste?

Poi, altra incombenza sgradevole, bisognerebbe occuparsi della famosa destra italiana, quella che si è persa tra cagnolini e dentiere, sì, raggiungendo toni lirici di malinconia estrema. Ma anche di quella post (post?) fascista della signorina Meloni e camerati sparsi. Ma anche di quella “responsabile e di governo” che porta a casa un risultato scarno e triste e continua a dire di essere “il pilastro della destra nel governo”, come certi cespuglietti che si svegliano ogni mattina cercando di convincersi di essere sequoie. Auguri. E fin qui si tratta di esercizi di umana pietà. E poi, a dirla tutta, un po’ di umana pietà andrebbe devoluta anche a Grillo e ai grillini, alle fesserie sui tribunali del popolo e sui “processi sul web”, allo splendido isolamento del “noi contro tutti”, ma noi per fare cosa – a parte un grande disegno teorico dai confini immaginifici – non si è saputo mai. La grandezza immensa di Mohammad Ali quando diceva dell’avversario “quello è un verme, lo distruggo, lo abbatto alla seconda ripresa” stava nel fatto che sì, lo distruggeva davvero, e sul serio lo abbatteva alla seconda ripresa. E questo è un Paese dove l’arroganza viene rispettata e servita e riverita, ma deve vincere però, perché l’arroganza che perde fa solo un po ’ ridere.

L’esercizio più complesso nei prossimi mesi (e anni) sarà invece analizzare il dna del nuovo Pd renziano. Perché non basta essere e dirsi post-ideologici per eliminare il discorso sull’ideologia. Ciò che ti forma, alla fine, è quello che sei, e i flussi elettorali dicono che lì dentro le anime cominciano a essere numerose. C’è il “vecchio” Pd, c’è il “nuovo Pd”, ci sono gli elettori di Scelta Civica (tutti quanti), c’è un milione e mezzo di voti provenienti da destra (secondo Swg), parecchi 5 stelle rinati, c’è ancora sicuramente qualche elettore di sinistra, perché quelli che hanno creduto alla lista Tsipras non sono poi tantissimi, anche se quel quattro per cento è una specie di miracolo.

La scorciatoia nota e facile è sempre quella: parlare di nuova Dc, ma non è così semplice né così vero. Prima di tutto perché la Dc aveva nel 40 per cento il suo massimo orizzonte di gloria e invece il Pd renziano può crescere ancora (per dire: ha preso un milione di voti in meno di quando Veltroni segnò il suo 34 per cento). E poi perché le differenze al suo interno sono persino di più. Anche in Europa, ora, si faranno le larghe intese, ma il più clamoroso esempio di larghe intese è proprio il Pd renziano, che contiene un arco che va dal’ex elettore di Forza Italia al vecchio militante del Pci, passando per il modernismo fighetto e il boy-scout-pensiero. Un blocco politico che non è un blocco sociale, insomma, e che sarà divertente osservare.

@AlRobecchi

Il Fatto Quotidiano, 28 maggio 2014