La Dinasty camerunese va avanti da quasi dieci anni nel ritiro di Yaoundè. Nel ruolo principale uno degli attaccanti più forti e vincenti che si ricordi. Uno che stima in 20 milioni di dollari un anno di vita nella steppa, poi torna indietro e dà dell’idiota a Josè Mourinho. Samuel Eto’o è il giocatore più rappresentativo dei Leoni Indomabili, la stella polare della squadra che per la settima volta prenderà parte alla fase finale della Coppa del Mondo. Ma è anche il principale responsabile del caos che da tempo vige nello spogliatoio del Camerun e che ridimensiona le ambizioni del collettivo di mister Finke.

E’ l’8 ottobre 2005, sono i minuti finali di Camerun-Egitto e Wome va sul dischetto per donare al suo paese i Mondiali di Germania. All’errore segue il linciaggio: i tifosi saccheggiano la villa del terzino interista e distruggono il negozio della moglie, lui fugge a Milano sotto scorta. “Avevo già il pallone in mano, ma Pierre me l’ha preso. Era tutto convinto di mandarlo in rete” dice a fine partita Eto’o. Non esattamente acqua sul fuoco. I conflitti intestini scoppiano puntuali alla vigilia della Coppa: nel 2010 il pubblico si appassiona alla saga della famiglia Song. A pochi mesi dal via Rigobert Song consegna dopo dieci anni la fascia di capitano al centravanti del Chelsea. Non sono in molti a credere al gesto spontaneo. L’avventura sudafricana è un disastro: tre sconfitte e a casa senza gloria nel primo Mondiale sul continente. La stampa scava e scopre che lo spogliatoio del Camerun è una guerra per bande: i filo Song odiano i filo Eto’o e l’allenatore Le Guen li guarda litigare impotente, nel mezzo della barricata.

In campo se ne apprezzano i risultati. Da quel momento la squadra cambia due volte allenatore e fallisce altrettante qualificazioni alla Coppa d’Africa. Il disprezzo è sentimento che si tramanda e, con Rigobert in pensione, inizia il dissidio tra l’ex nerazzurro e il cugino Alexandre Song, mediano del Barcellona. I due evitano accuratamente di stringersi la mano e quando devono comunicare lo fanno attraverso esposti alla federcalcio. “Non ho niente contro Song – dice la punta al termine di una partita – Io sono uno dei migliori calciatori del mondo, lui non eccelle nemmeno in Camerun”. Prima Song è allontanato dalla squadra, lo scorso autunno Eto’o dà l’addio ai Leoni Indomabili. In Brasile, alla fine, ci saranno entrambi: sono i due pezzi pregiati dell’organico, impensabile farne a meno. Il proibitivo compito di inventarsi una coabitazione è affidato al tedesco Volker Finke, che forte dei suoi 66 anni dovrà lavorare di psicologia.

Qualcuno sostiene che la rissa sta nel dna di uno dei paesi più multietnici dell’Africa Nera. Dove però le 200 differenti etnie e gruppi linguistici convivono bene: il Camerun gode di una stabilità politica sconosciuta a molti paesi dell’area. Tranne che sul rettangolo verde. Le individualità che vedremo al Mondiale non possono in alcun modo competere con i dorati anni ’90, quelli di Roger Milla e Thomas N’Kono. Ma a livello atletico non sono secondi a nessuno e potrebbero subire meno di altri le temperature brasiliane. Molto dipenderà dallo stato di forma, fisico e mentale, di capitan Eto’o e dalla voglia di dialogare almeno in campo con Song il giovane. Per il resto i 23 arrivano quasi tutti dai campionati europei. In difesa la coppia di centrali dà affidamento con il difensore del Marsiglia Nkoulu e Chedjou. Nel 4-3-2-1 di Finke troveranno posto anche Mbia del Siviglia e Matip e Makoun, già visti in Bundesliga. Davanti ballottaggio WeboAboubakar, reduci da due buone stagioni nel vecchio continente. In campo li vedremo con maglia verde o gialla e una serie di complicati disegni rupestri in filigrana. Una scelta curiosa, ma nulla a che vedere con quanto successe nel 2002. Eto’o e gli altri si presentarono in Corea e Giappone con una t-shirt senza maniche e per poco non furono esclusi dalla competizione. Non togliete ai camerunesi la loro telenovela.