E’ stata una vittoria di coalizione. No, non sto parlando del 45% che avrebbero totalizzato le due compagini, quella di governo Pd-Ncd o quella elettorale Pd-Sel (Tsipras). Entrambe hanno poco da aggiungere alla forza che il partito di maggioranza relativa potrebbe raggiungere, se scegliesse di andare da solo alle prossime elezioni politiche. Parlo di quell’alleanza che è stata determinante per stravincere queste elezioni europee. Parlo dell’alleanza tra chi vota il Pd (e quindi Renzi) e chi vota solo Renzi.

Se infatti il Pd arriva a soglie impensabili fino a solo pochi mesi fa, è perché ha modificato la propria antropologia elettorale. Faccio un esempio: le amministrative di solito sono un traino per i partiti di sinistra, per i motivi che sappiamo: migliore classe dirigente locale, partiti più strutturati, consolidate esperienze amministrative. Stavolta invece non sono stati pochi (anche se, nelle maggior parte dei casi, non sufficienti) quelli che hanno scelto Renzi alle elezioni europee ma non sono riusciti a convergere sul candidato del centrosinistra alle elezioni amministrative.

Si può dire che Renzi stavolta abbia tirato la volata ai sindaci, che per una volta hanno potuto risparmiarsi a metà gruppo per tutta la gara, per scattare verso la vittoria solo a cento metri dal traguardo.

Evidente che i “nuovi alleati” sono, come tutti i nuovi arrivati, più diffidenti e più volubili. Allo stesso tempo sono estremamente decisivi.

Non farli scappare sarà la sfida del Pd, di Renzi e del Governo. Se saranno all’altezza delle aspettative questo elettorato si consoliderà e sarà realtà l’utopia della famosa vocazione maggioritaria. Altrimenti tutti torneranno lestamente da dove sono venuti, ancora più diffidenti.

Il fatto di aver dimostrato che si può essere di sinistra e allo stesso tempo anche vincenti è già un primo importante passo.

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