I giudici della Corte di appello di Bologna mettono la parola fine sul caso Parmalat-Lag. La vicenda dell’acquisizione della società americana da parte del gruppo di Collecchio, che ha tenuto per oltre un anno in bilico le sorti dei vertici della multinazionale, accusati di avere portato a termine un’acquisizione infragruppo senza portare effettivi benefici a Parmalat, si è chiusa il 26 maggio. I giudici hanno respinto le richieste della Procura di Parma, dichiarando cessata la materia del contendere e ponendo fine al procedimento civile ex articolo 2409 che vedeva nel mirino il consiglio di amministrazione e il vecchio collegio sindacale.

La decisione è stata presa alla luce del fatto che Parmalat, nel frattempo, ha cambiato il suo board dopo le dimissioni della maggioranza, facendo venire meno le istanze degli amministratori della società e della Procura, che sin dall’inizio del procedimento civile aveva chiesto l’azzeramento del cda. Il passo indietro dei membri del consiglio era arrivato lo scorso febbraio e da subito era stato visto come un tentativo della società di far decadere in appello il procedimento civile.

Di fronte ai giudici di Bologna erano stati impugnati quattro atti del Tribunale di Parma, tra cui quello che nominava Angelo Manaresi come commissario ad acta e quello che vietava al consigliere Antonio Sala di partecipare alle riunioni del cda e al consigliere Marco Reboa di prendere parte al comitato parti correlate. Da rivedere in secondo grado erano anche il dispositivo con cui era stata respinta la richiesta della Procura di azzerare il cda, ad eccezione del consigliere Reboa, per cui erano stati riconosciuti illeciti penali. Il Tribunale di Parma, pur salvando il cda, aveva ravvisato “molteplici irregolarità” nella dirigenza di Parmalat, che avrebbero potuto essere esaminate e giudicate anche dai giudici di Bologna, con il rischio di pesanti implicazioni per la multinazionale del latte. Ma il ricambio nel board della società ha reso la situazione contestata, ormai superata, tanto da spingere la Corte d’Appello a dichiarare il “non luogo a procedere”.

A rendere nota la conclusione del procedimento è stata Parmalat, che ha fatto sapere che sono “cessati gli effetti dei decreti del Tribunale di Parma” del 29 marzo e 11 novembre 2013, contro cui era stato fatto reclamo e che sono state respinte le richieste della Procura, ossia “la revoca dei consiglieri Antonio Sala e Gabriella Cersicla” e la fissazione di una scadenza per il cda per portare avanti “le opportune iniziative per eliminare le conseguenze negative derivanti dall’operazione di acquisto Lag”. La materia del contendere per i giudici è cessata, quindi tutte le questioni non saranno più discusse. Parmalat ha ricordato anche che “la Corte d’Appello di Bologna, in riforma dei provvedimenti di primo grado, ha altresì dichiarato interamente compensate tra le parti le spese di lite di entrambi i gradi di giudizio e posto a carico di Parmalat il compenso al commissario ad acta Manaresi”.

Ad aprile la società in assemblea ha nominato un nuovo cda e ora anche la presunta irregolarità dell’acquisizione di Lag sembra essere acqua passata, almeno dal punto di vista civile. Sullo stesso punto rimane infatti aperta l’inchiesta penale della Procura, che vede alcuni degli ex vertici della società indagati per appropriazione indebita aggravata. La Procura della Repubblica inoltre ha precisato che la decisione della Corte d’appello è dovuta “esclusivamente alle dimissioni volontarie rassegnate dai componenti del collegio sindacale e dagli amministratori di maggioranza del cda, queste ultime intervenute in epoca di poco antecedente la decisione della citata autorità giudiziaria”.