Tre città per tre mostre dedicate a una delle icone più rappresentative del Novecento, Frida Kahlo: Roma, Genova e Milano ospitano tre rassegne sulla pittrice messicana con l’obiettivo di creare un percorso che offra un quadro completo sulla sua arte e sulla sua vita. 

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Alle Scuderie del Quirinale, a Roma, fino al 31 agosto 2014, c’è “Frida Kahlo”, mostra omonima che indaga il rapporto tra l’opera dell’artista e i movimenti dell’epoca, dal Modernismo messicano al Surrealismo internazionale: “Frida – dice Helga Prignitz Poda, curatrice dell’esposizione – è nota soprattutto per la sua vita, per i suoi amori, per la sua sofferenza, ma poche persone conoscono davvero la sua opera d’arte ed è ciò che vogliamo far vedere”. Il tema principale è quello dell’autorappresentazione: il genere “autoritratto” è, infatti, uno dei più presenti nell’opera dell’artista ed è anche quello che più ha contribuito alla creazione di un immaginario legato al mito della pittrice.

Nel 1953, quando Frida fece la sua prima (e unica finché in vita) personale in Messico, un critico d’arte scrisse: “E’ impossibile separare la vita e il lavoro di questa straordinaria artista. I suoi dipinti sono la sua biografia”. Le opere della Kahlo sembrano infatti non poter prescindere dalle sue esperienze personali e da quel legame così passionale e controverso che la unì a Diego Rivera: proprio la reciproca influenza artistica tra Kahlo e Rivera è al centro della mostra genovese, a Palazzo Ducale fino all’8 febbraio 2015, perché “l’opera di Frida Kahlo, da sola, sembra essere incompleta, senza la spalla che Diego Rivera offre alla sua fragilità”. Centoventi le opere esposte: dipinti su olio, su masonite e su alluminio per Frida; il taccuino del suo viaggio in Italia, un ritratto nudo della Kahlo e dipinti su olio per Rivera.

Anello di congiunzione ideale tra le mostre di Roma e Genova è la fotografica “Frida y Diego dal 6 giugno al 19 Settembre presso lo spazio Photology, a Milano: 30 scatti della coppia realizzati da Leo Matiz. Colombiano, considerato tra i fotoreporter più innovativi della prima metà del XX secolo, Matiz ha immortalato con la sua Rolleiflex alcuni tra i personaggi più rappresentativi dell’arte e del cinema del tempo, come Ester Williams, Gabriel Figueroa, José Clemente Orozco, Mario Moreno, Marc Chagall, Dolores del Rio e Pablo Neruda.

Leo conobbe Frida e Diego durante il suo soggiorno in Messico, dal ’40 al ’48, e divenne grande amico della coppia: le foto esposte a Milano, scattate tra il ’40 e il ’43, immortalano semplici scene quotidiane vissute nella “casa blu”, a Cayoacan, nido d’amore della coppia e oggi museo dedicato a Frida. Le trenta fotografie comunicano con naturalezza l’idillio e la sofferenza che hanno caratterizzato una delle storie d’amore più controverse e passionali del Novecento. E a proposito della Casa Azul andrà in onda l’1 giugno su Rai5 un documentario dedicato alla pittrice messicana.

Frida Kahlo e Diego Rivera si vedono per la prima volta nel 1922: lui è, in quel momento, il pittore più noto del Messico rivoluzionario, chiamato a dipingere un murales nell’anfiteatro della Scuola nazionale preparatoria. Si incontrano nuovamente nel 1928, grazie all’amica Tina Modotti e si sposano nel 1929. La madre di lei paragona l’unione a quella tra un elefante e una farfalla: lui, che “ha il doppio dei suoi anni, del suo peso e della sua esperienza” e che è già al terzo matrimonio, la sottopone quasi da subito alle pene della gelosia. “Ho avuto due gravi incidenti in vita mia: il primo quando un tram mi mise a tappeto, l’altro fu Diego”, scrive Frida riferendosi alla tormentata relazione col marito e a un incidente stradale avuto a 17 anni, che le lascia segni incancellabili nel corpo e le toglie la possibilità di avere figli. “Amami un poco Diego, io mi accontenterò”, scrive la Kahlo al marito. I due divorziano nel 1939 e l’anno dopo Diego, che pure continua a tradirla, torna da lei per chiederla di nuovo in moglie: si risposano nel 1940 e rimangono insieme fino alla morte per polmonite di Frida nel 1954.

’epicentro di un terremoto che avrebbe cambiato il mondo: mentre nella casa si sperava che la fusione tra arte e rivoluzione diventasse una realtà, l’assassinio di Lev Trotsky, a pochi isolati di distanza, fu l’inizio della fine. – See more at: http://www.rai5.rai.it/dl/PortaliRai/Programmi/PublishingBlock-597bd97e-4d5c-4359-9e91-9dfcccf404f2.html?ContentItem-04502466-d6d3-469f-bba7-d070ad6804fd#sthash.QAsbVrD0.dpu