The Search. 1999, la seconda guerra cecena: Hadji, 9 anni, assiste impotente all’omicidio dei genitori per mano dei soldati russi. Della sorella più grande perde le tracce , con il fratellino neonato raggiunge altri profughi, lo lascia all’altrui pietà e varca la frontiera: troverà riparo presso Carole (Bejo), capomissione dell’UE. Sul fronte russo, c’è Kolia, 20 anni e un reclutamento forzato: da vittima di nonnismo si trasformerà in carnefice in prima linea

Dopo il successo The Artist, il francese Michel Hazanavicius torna in Concorso a Cannes, con un affresco corale sul conflitto ceceno: The Search è un disastro, due ore e mezza di violenza gratuita, slanci d’affetto inconsulti, dialoghi e raccordi risibili, la Bejo (moglie del regista) e la crocerossina Anne Bening in lotta per la peggiore. La guerra rimane questa sconosciuta, e al confronto Venuto al mondo di Castellitto/Mazzantini è Full Metal Jacket: fischiato e buuato, se lo merita.

Il trailer di The Search

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Maps to the Star
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. Hollywood o morte. Anzi, Hollywood “è” morte. “Mappando” l’inferno delle ci-ne-star “monstre”, il maestro delle umane disfunzioni si trova a suo agio, condannando il non-senso del (soprav)vivere dentro a dei corpi di plastica, zombie in una giungla di lustrini . Esemplare è la vicenda di un paio di “famiglie” di Beverly Hills che s’incontrano, scontrano e felicemente scannano fino a distruzione completa.

A guidare il trionfo orrorifico è la nevrotica diva Julianne Moore, ossessionata dal fantasma della defunta madre attrice, su cui è in corso la produzione del biopic: lei pretende il ruolo della genitrice ma il perfido regista (suo amante) sceglie un’altra. Nel frattempo assume ad assistente personale Mia Wasikowska che si scopre essere la figlia incendiaria della villa del guru della Moore, nonché padre di una babystar da sit-com già sotto analisi. Gli ingredienti sono da Cronenberg, ma il risultato è più abbozzato che riuscito. In sala dal 21 maggio.

Il trailer di Maps to the Stars

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Lost River
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È canadese come Cronenberg ma il suo modello è un altro David, ovvero Lynch. E in effetti di incubi visionari si compone l’esordio in regia della superstar Ryan Gosling, pop al punto da aver scatenato risse per l’accesso alle proiezioni del suo film a Cannes. In programma in Un Certain Regard, propone (anche lui) il disfacimento dell’impero americano attraverso la storia di una madre single (la formosa Hendricks) di due pargoli, uno baby e l’altro teen: per mantenere la casa-capanna dove vivono accetta un lavoro da “sexy-cabaret degli orrori”.

Nel frattempo il figlio maggiore se la fa con Saoirse Ronan, misteriosa vicina di casa. Dall’inizio realistico si passa all’onirismo psichedelico, dove inutile tentare ogni comprensione, basta farsi travolgere. La provincia profonda è volutamente terzomondista, il tono è definitivo e apocalittico: Gosling si mostra coraggioso in un debutto interessante benché non totalmente riuscito. Apprezzabile l’autoesclusione dal cast.

Il trailer di Lost River

Recensioni di Federico Pontiggia e Anna Maria Pasetti

Dal Fatto Quotidiano del 22 maggio 2014

Modificato da redazione web il 27 maggio 2014