L’omofobia purtroppo non marina la scuola. Alludo a quanto accaduto al liceo linguistico Stabili-Trebbiani di Ascoli Piceno. Gli studenti e le studentesse di quell’istituto, infatti, avevano proposto un documento per il 17 maggio, Giornata Mondiale contro l’omo-transfobia, da diffondere tramite una circolare. Tuttavia Marisa Salvatori, la preside, ha così gelato l’iniziativa dichiarando che «l’omosessualità è contro natura, perché non è possibile che un essere umano possa amare un altro essere umano dello stesso sesso, e a me fa schifo» rincarando con frasi ancora più gravi, se possibile, mentre si rivolgeva al rappresentante d’istituto: «Non hai la facoltà di mandare circolari. Posso farlo solo io e siccome non mi interessa quello che pensi non lo farò.»

Cercherò di spiegare le ragioni per cui tale comportamento si colloca al di fuori del concetto di civiltà.

In primo luogo, l’idea di omosessualità come qualcosa “contro natura” è una costruzione di tipo religioso, quindi non è scientifica. Trova la sua giustificazione concettuale nella Bibbia, lo stesso testo in cui si afferma che le donne sono state create dalla costola di un uomo (e per tale ragione si motiva, ancora oggi, la loro sottomissione rispetto al sesso maschile) e dove c’è scritto che il Sole gira attorno alla Terra, per non parlare del fatto che è considerato altrettanto deplorevole mangiare gamberi e aragoste. Se poi consideriamo che due uomini o due donne possono tranquillamente amarsi – la letteratura antica e moderna ha celebrato per millenni questo tipo di sentimenti – e che l’Oms ha definito l’omosessualità come «variante naturale della sessualità umana», possiamo capire da soli l’enormità delle parole dette da chi presiede un’istituzione che ha lo scopo di formare le giovani generazioni e non certo istigarle all’ignoranza. Crassa e becera, nel caso in questione.

Secondo poi: in termini di gestione democratica della vicenda, relegare all’irrilevanza quegli argomenti che non rientrano nell’interesse del dirigente scolastico è di cattivo esempio proprio ai fini della formazione civica. La preside, così facendo, ha dimostrato che vige la legge del più forte. Ma imporre questi modelli non rende cittadini/e, semmai ripropone la fenomenologia del bravo di manzoniana memoria. Consiglio, perciò, da insegnante alla signora Salvatori la rilettura delle pagine dei Promessi sposi. Forse troverà le ragioni per cui vergognarsi delle sue azioni.

Implicazione non di poco conto, ancora, quella della valutazione di fine anno. Se io dicessi che mi fanno schifo neri ed ebrei, e lo dicessi pubblicamente, in un paese civile avrei qualche problema a mantenere il mio posto di lavoro, per la semplice ragione che mi si chiederebbe in che modo potrei valutare serenamente eventuali membri delle minoranze da me stigmatizzate. Un dirigente vota all’interno di un consiglio di classe, può essere ago della bilancia per una promozione o una bocciatura. Come si comporterebbe, in uno scrutinio, di fronte a una persona Lgbt? La tratterebbe in modo imparziale oppure quel sentimento di repulsione avrebbe la meglio sulla sua serenità di giudizio? Un intervento della nostra ministra dell’Istruzione sarebbe illuminante, in tal senso. Sempre che qualcuno/a in parlamento glielo suggerisca.

Da tutto questo, emergono due interrogativi di non poco conto: innanzi tutto, è questa la libertà di parola che difendono associazioni come Manif pour tous e iniziative come le Sentinelle in piedi? Se davvero queste realtà sono per la libertà di parola di chiunque, dovrebbero organizzare di gran corsa una manifestazione di solidarietà per chi si è visto negare il diritto di esprimersi. Non ho problemi a immaginare che questo accadrà in tempi celerissimi… E ancora: è questo il libero pensiero che si vuole difendere nella legge fortemente voluta dall’onorevole Ivan Scalfarotto? A rileggere l’emendamento Gitti, infatti, non costituiscono omofobia e transfobia certe esternazioni pronunciate, guarda un po’, proprio nelle scuole.