Cannes 2001: la prima presidente-regista donna di Giuria fu Liv Ullmann e a vincere La stanza del figlio di Moretti. Cannes 2014: è la volta della seconda presidente-regista, Jane Campion. E se a vincere fosse ancora qualche “meraviglia” italiana? Proviamo a sognare: d’altra parte il cinema è essenzialmente sogno, realizzato o meno poco importa, purché ci si creda. E loro, i 18 concorrenti, tra maestri resistenti e giovani prodigiosi ci credono fino in fondo. A uno a uno, vediamo le chance al Palmarés. In ordine di apparizione.

Mr. Turner Mike Leigh fa art pour l’artiste, Timothy Spall grugnisce per un premio. Strabuono per la Palma, un film che mette il costume e ci sbatte nell’Inghilterra vittoriana: colpi di pennello, di testa, di genio.

Timbuktu La cine-Africa esce dall’innocenza: stordisce, commuove e denuncia. Il mauritano Sissako fa sul serio, con un Mali islamico integralista e assassino. Acclamazioni. E qualche premio?

Captives Il canadese Atom Egoyan conferma, il (suo) meglio è alle spalle. Thriller “in salsa” pedofila, con Rosario Dawson detective strappona, Ryan Reynolds manzo e la noia a iosa: palmares col binocolo.

Winter Sleep Mal che vada, il turco l’abituée (ai premi) Bilge Ceylan un record già ce l’ha: è il più lungo, 3h15’ di simil-Shakespeare in Anatolia. Manca solo la Palma d’oro..

Saint Laurent Un altro biopic per YSL, stavolta firmato da Bertrand Bonello: sesso e droga prêt-à-porter, interpreti eccelsi, montaggio a (omissis) di cane. La moda passa, lo stile rimane: questo passa.

Relatos Salvajes Ci fosse la Palma Nera sarebbe sua, come nerissima è la commedia episodica che propone. L’Argentina di Szifròn soffre, allora se la ride e ci prova. Ma anche no.

The Homesman Hilary Swank ha qualcosa al collo, ma non ancora la medaglia. Il regista Tommy Lee Jones bissa il western, ma non il risultato: un premio? Come alla lotteria.

Le meraviglie no comment: vince la scaramanzia. Forza Alice!

Foxcatcher Bennett Miller continua a fare sport, il lottatore Channing Tatum e l’irriconoscibile miliardario Steve Carell sono già tra i migliori attori di Cannes 67: se l’oro non è qui, sarà agli Oscar.

Maps to the Stars Hollywood criminale, Cronenberg non abbastanza. Dai suoi Mostri vogliamo di più, ma qualche giurato violento (NW Refn) potrebbe esaltarsi e premiare la Moore come attrice Deux jours, une nuit I Dardenne sono meno duri e puri di un tempo, ma (forse) non meno bravi: la Via Crucis della precaria Marion Cotillard può vincere qualsiasi cosa, anche la terza Palma dei fratelli belgi.

Still the Water Poesia in cinema, giapponese e al femminile. Il che fa gioco, forse a scapito di Alice. La musa cinéphile Naomi Kawase incanta. E la Palma d’oro ci starebbe tutta. The Search Il punto più basso del Concorso, la spaccatura più profonda tra pubblico (plaudente) e critica (ululante): la melassa ai tempi della guerra cecena di Michael Hazanavicius è fuori. Da tutto.

Adieu au Langage 81 anni in 3D. Roba che solo Godard. Il dio è qui, ma la platea si divide tra atei e fedeli. Vedremo la Giuria..

Jimmy’s Hall Non è (forse) il suo ultimo film, non è il suo migliore, ma Loach c’è sempre: 12esima volta sulla Croisette, stavolta Ken porta comunisti, balere e preti. Se non vince qui, speriamo trionfi alle Europee.

Mommy Sarebbe il più giovane. E il 25enne prodige Xavier Dolan sente già odore di Palma d’oro. Che non guasterebbe. Alla peggio si accontenti di una “mamma” miglior attrice..

Clouds of Sils Maria Che piglia l’Effetto notte di Olivier Assayas, regia, sceneggiatura o Grand Prix? Juliette Binoche ha già la Palma in tasca, è il cavallo francese su cui puntare.

Leviathan Monumentale, universale e russo. Serve aggiungere altro? Se non è oro, qualcosa di pesante porta a casa l’impronunciabile Zvyagintsev, che di premi è già collezionista.