A due giorni dalle elezioni presidenziali di domenica 25 maggio, in Ucraina orientale continuano gli scontri tra l’esercito e i separatisti.

Almeno 13 soldati di Kiev sono stati uccisi vicino Volnovakha, nella regione di Donetsk, durante gli scontri con i filorussi. A renderlo noto è stato il presidente ad interim Oleksander Turchynov. Un altro soldato è stato ucciso e due sono rimasti feriti a Lugansk, dove i filorussi hanno introdotto lo “stato di emergenza militare”, precisando che proseguirà fino a quando le truppe governative non avranno abbandonato la regione.

Nel pomeriggio invece un commando paramilitare, parte di un gruppo organizzato dal candidato presidenziale Oleh Lyashko, ha attaccato un palazzo governativo locale nella città di Torez e ha ucciso un separatista colpendolo alla testa e all’addome. Lo riferisce il Kiev post, aggiungendo che un altro uomo è stato colpito e lotta per la sua vita in un ospedale vicino. Entrambi erano sostenitori della Repubblica popolare di Donetsk. Lyashko ha rivendicato la responsabilità per l’assalto su un post pubblicato sulla sua pagina Facebook.

Il governo ucraino, intanto, ha chiesto la convocazione urgente di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il premier Yarseniy Yatsenyuk ha spiegato che Kiev è pronta a “presentare prove che dimostrano i tentativi della Russia di ostacolare le elezioni presidenziali attraverso una escalation del conflitto”. Il governo ucraino smentisce poi l’annuncio di Mosca circa il ritiro dell’esercito russo dalle zone al confine, che invece la Nato dà per plausibile. “Abbiamo notato nelle ultime ore un’attività limitata di truppe russe presso la frontiera ucraina – ha detto il segretario generale Anders Fogh Rasmussen – cosa questa che potrebbe significare l’avvio di un ritiro. Anche se è ancora troppo presto per dirlo, spero che si tratti di un ritiro reale”.