Il primo giorno elettorale ha visto lo scontato successo degli euroscettici inglesi e il buco nell’acqua di quelli olandesi (a livello di exit poll). E adesso cosa succede?

Ieri si è votato nel Regno Unito e nei Paesi Bassi,  i risultati definitivi non dovrebbero essere svelati prima di domenica sera per non influenzare gli elettori degli altri Paesi – allora perché non si vota in tutti i Paesi Ue lo stesso giorno? – ma gli exit poll sono già sul tavolo e, per chi voleva dare un sonoro calcio all’Ue, hanno un sapore agrodolce.

La vera sorpresa per molti può essere il mezzo flop del Partij voor de Vrijheid di Geert Wilders, uno dei due cuori del nuovo fronte euroscettico europeo che si formerà a Bruxelles insieme al Front National di Marine Le Pen. Gli exit poll dicono che Wilders si ferma al 12,2% quando nel 2009 era al 16,7%. Altro che primo partito del Paese, Wilders si dovrebbe accontentare del terzo o quarto posto (adesso si devono contare i voti) dopo i cristiano-democratici del CDA e i liberali del D66 e del VVD del premier Mark Rutte. Insomma il calcio all’Europa di Wilders si sta per  tramutare in un bel “liscione”. E dire che lo stesso Wilders aveva sfregiato la bandiera dell’Ue di fronte al Parlamento olandese solo qualche giorno fa – ricordiamo che il suo partito chiede chiaramente l’uscita dei Paesi Bassi dall’Ue.

Nessuna sorpresa invece oltre la Manica, dove l’Ukip di Nigel Farage dovrebbe portare via seggi sia ai Conservatori sia ai Liberali, le percentuali precise ancora non si conoscono ma la formazione euroscettica ha confermato i pronostici che la vedono in costante aumento nei consensi da qualche anno a questa parte. Ricordiamo che anche l’Ukip è favorevole all’uscita del Regno Unito dall’Ue anche se guarda con interesse al mercato unico, ovviamente per puro tornaconto economico.

E adesso cosa succederà a Bruxelles? Il fronte euroscettico rischia di uscirne ridimensionato, dal momento che Farage non intende unirsi nello stesso gruppo politico di Wilders e Le Pen alla luce delle diversissime posizioni politiche. Sì perché, al di là del comune astio nei confronti dell’Ue, i movimenti anti Europa hanno idee economiche, ambientali, finanziarie, energetiche e così via radicalmente diverse. Ecco che Farage e Le Pen a Bruxelles non si salutano nemmeno e quindi tra di loro un’alleanza politica è pressoché impossibile. Va da sé che la notizia del possibile flop di Wilders non deve essere stata festeggiata a Parigi, dove il Front National è invece dato dai sondaggi come primo partito alle europee di domenica.

Incapaci di far fronte comune, gli euroscettici potrebbero essere rilegati al Parlamento europeo in una serie di gruppi politici minori e quindi avere scarsa se non nulla influenza sui provvedimenti legislativi europei. Ma adesso bisogna vedere come andrà in Francia, Repubblica Ceca, Ungheria, Belgio e, ovviamente, Italia.

@AlessioPisano

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