Sarò fortunato ma tutte le volte che mi sono imbattuto in strutture pubbliche mi sono trovato sorprendentemente bene. Questo soprattutto dopo la nascita dei miei due bambini. Per il parto, con mia moglie abbiamo scelto un famoso ospedale convenzionato al centro della città. A parte il posto, che è di per sé incantevole, abbiamo trovato reparti puliti, efficienti, dotati di moderne tecnologie. Il “focolare” dove nascono migliaia di bambini ogni anno, è molto accogliente anche dal punto di vista estetico e cromatico.

Più di ogni altra cosa, un personale medico e paramedico di prim’ordine, non solo per competenza e professionalità ma anche per gentilezza e disponibilità. Medici, ginecologi, ostetriche, tra l’altro mediamente giovani e preparatissimi. Non poteva andar meglio. Stessa esperienza con la pediatra che ci è capitata tramite la Asl: brava, attenta, coscienziosa… e anche simpatica.

L’altro giorno abbiamo voluto portare i bambini a vedere il posto fantastico dove hanno avuto la fortuna di nascere e abbiamo trovato che, nel giro di pochi anni, le strutture di quell’ospedale sono molto più cadenti, qua e là malridotte. Fuori, uno sventolio di bandiere e lenzuola con scritte di protesta: il personale è in agitazione, i tagli lineari del Governo devono aver colpito anche quel polo d’eccellenza della sanità nazionale. 

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Abbiamo iscritto i bambini in una scuola per l’infanzia comunale: siamo entrati per il nido del maschietto e non ne siamo più usciti, iscrivendo tutti e due all’intero ciclo della materna. Anche qui, una struttura gradevole, tenuta benissimo per l’impegno di una direttrice efficientissima. È di quegli impiegati statali (al di là dei luoghi comuni, ne ho incontrati tanti) che si dedicano al proprio lavoro molto più del dovuto e al di là di stipendi non sempre congrui.

Stesso discorso per tutti gli operatori, dagli inservienti a tutte le educatrici con cui siamo capitati. Inizialmente incuriositi da quel che avevamo sentito delle scuole Montessori, non abbiamo mai avuto il bisogno di guardare altrove: i nostri bambini partecipano a corsi e laboratori di ogni tipo, dal teatro alla pittura e scultura, dal metodo Munari alla psico-motricità. E un continuo di gite in teatri e musei, visite naturalistiche in aree protette, fattorie, aziende agri-turistiche. Le maestre sono sinceramente innamorate del proprio lavoro e dei nostri bambini, a costo di scoppi di commozione a fine anno scolastico.

Anche qui non potremmo chiedere di meglio. E anche qui, purtroppo, recentemente sono scoppiate agitazioni e assemblee sindacali contro aumenti di orario, riduzione di stipendi, aumento sconsiderato del numero di bimbi per classe, mortificazione della professionalità. Il cruccio maggiore delle insegnanti è di non far mancare nulla ai “loro” bambini, perché “loro che ne sanno, che c’entrano?”.

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La Grecia siamo noi, l’Italia sta chiudendo i battenti. Tagli lineari, cioè incondizionati e irrazionali, incuranti dei meriti e delle eccellenze, toccano praticamente ogni settore pubblico. Oltre a sanità e scuola, tutti versano in pessime condizioni: le forze dell’ordine sono senza organico e senza mezzi, i tribunali senza fondi e personale ausiliario, i servizi di pulizia e decoro urbano annullati fino all’abbandono di strade, parchi e giardini, i Comuni depauperati, linee ferroviarie e treni decurtati. Non c’è un campo che si salvi. E la riduzione della spesa del settore pubblico ha ovvi riflessi sui consumi, il ché aggrava la già precaria situazione delle imprese private, costrette a chiudere o espatriare.

In questo scenario, la soluzione sbraitata è quella di ridurre i costi della politica in termini di indennità: come ho scritto nel mio ultimo post, è solo vano populismo. Chiudere il Senato non aiuta a superare vicende come quella dell’Expo. La questione è legale e alla fine morale. Il vero problema è quello di ridurre i costi della politica in termini di mancata gestione della crisi, mortificazione delle risorse territoriali, culturali e umane, con particolare accanimento sulle giovani generazioni, cui sono tarpate le ali della speranza, resa o connivenza di fronte ai flussi di denaro che alimentano la criminalità e la corruzione.

Siamo alla dismissione dello Stato, ma non è dato sapere verso quale forma di organizzazione sociale congeniale alle spinte liberiste ci stanno indirizzando.