La storia ha inizio da una manciata di foto. Diverse immagini del comizio bolognese di Alexis Tsipras, date in pasto ai social network con tanto di didascalie e slogan elettorali: “Arrampicata su per una impalcatura di San Petronio, mi sento sul tetto del mondo. Piazza Maggiore da anni non era così piena e rossa”. Sarebbero passate inosservate se non fosse che l’autrice degli scatti, che risalgono alla sera di lunedì 19 maggio, non è un elettrice qualunque. Ma una pedagogista, sindacalista della Cgil, militante del Pd e componente dell’assemblea cittadina del partito con simpatie, mai nascoste, per Gianni Cuperlo. Lei si chiama Micol Tuzi, e ora, per quelle istantanee, che la ritraggono fasciata dalla bandiera rossa della lista Tsipras, e per quelle frasi di apprezzamento verso il leader greco, rischia la sospensione dal partito guidato da Matteo Renzi.

A dare il via per prima alla polemica è stata un’altra bolognese, ma questa volta una renziana doc, Raffaella Santi Casali, eletta in Consiglio comunale. “Io sono sempre stata eretica quindi non mi turbo, ma i compagni ortodossi che ogni tanto invocano espulsioni e probiviri, cosa dicono di una cuperliana di ferro dirigente del Pd che inneggia a Tzipras e tutto il resto è Troika?”. Dichiarazioni alle quali hanno fatto eco quelle di Piergiorgio Licciardello, fedelissimo del segretario e presidente del Pd di Bologna. Lui è stato ancora più duro, e sulla sua pagina Facebook, ha evocato, senza mezzi termini, l’ espulsione. “Il sostegno esplicito a liste alternative al Pd è incompatibile con la permanenza nel partito. Vale a Galliera, ad Argelato, a Malalbergo come a Bologna. E vale per sostenitori di Renzi, di Civati o di Cuperlo. Tutte le scelte sono legittime e meritano rispetto. Però bisogna saper essere coerenti e conseguenti”.

Una sorta di processo via social network, che ha avuto come risultato quello di aprire un vero e proprio caso a tre giorni da voto. Allargando la frattura, già emersa in altre occasioni, nella sinistra bolognese. In difesa della Tuzi infatti si sono schierati esponenti di Sel, come il consigliere comunale Lorenzo Cipriani. “Da quanto leggo, verrà segnalata per la sospensione dal Pd in quanto lunedi scorso era con altri 15mila bolognesi in piazza ad ascoltare Alexis Tsipras. Con che faccia, mi chiedo con che faccia, si possono poi condannare gli ostracismi di Grillo?”.

Lei, nonostante il fuoco amico, per ora non è intenzionata a fare marcia indietro o a rinnegare la sua vicinanza alla lista Altra Europa. “Non sono una dirigente del Pd, ma una donna che, forse ingenuamente, è ancora una iscritta e vuole credere che la sua D stia a significare Democratico. Mi assumo piena responsabilità delle mie azioni e ne rivendico l’autonomia. Libertà di opinione e di espressione, secondo Costituzione”. Anche se poi, in parte, sembra voler correggere il tiro. “Mai ho fatto pubbliche dichiarazione di voto per Tsipras, né volantinaggi, né banchetti o propagande”.

L’ultima parola ora spetta al Comitato dei garanti del partito (già convocato, fa sapere Raffaele Persiano, il responsabile organizzazione del Pd). Nell’attesa però va detto che Tuzi non è l’unica esponente del Pd delusa, che ha subito il fascino della sinistra di Tsipras. Lunedì sera, prima dell’intervento di Tsipras, era salita sul palco anche Cecilia Alessandrini, ex coordinatrice della sede Pd Joyce Lussu, che a pochi giorni dal voto di fiducia al governo Renzi aveva deciso di dimettersi in polemica con le ultime scelte del suo partito, e in particolare per la staffetta Letta-Renzi.