Il Monte dei Paschi di Siena “non è più un problema per il sistema bancario italiano e per questo Paese”. Lo sostiene il presidente della banca, Alessandro Profumo, fresco di via libera dei soci all’aumento del capitale dell’istituto da 5 miliardi di euro, cioè poco meno del doppio dell’attuale valore di mercato dell’istituto. “Nessuno di voi due anni fa avrebbe scommesso sul fatto che Mps sarebbe uscita da questa situazione: ora la banca è tornata ad essere una banca normale e con dei risultati che non sono così male. Sono davvero dei buoni risultati, c’è una squadra di manager eccellente. Un minimo di attenzione a questi aspetti bisogna metterla. Mps non è più un problema per il sistema bancario italiano e per questo Paese”, ha detto l’ex numero uno di Unicredit

L’operazione approvata mercoledì dall’assemblea degli azionisti con il voto favorevole della maggioranza dei soci presenti (il 34,77% del capitale, il 98,68% del quale ha detto si) e imposta dalla Commissione Europea  lo scorso autunno per la restituzione di buona parte degli aiuti di Stato ricevuti dalla banca, dovrebbe partire entro metà giugno. “Il filing ufficiale (il deposito dei documenti informativi dell’operazione, ndr) nei prossimi giorni” sarà depositato presso la Consob, ha detto l’amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola, confermando l’intenzione di lanciare la ricapitalizzazione entro metà giugno non appena ci sarà il via libera della Commissione di Giuseppe Vegas.  Con il completamento dell’aumento di capitale “nella prima parte del prossimo mese di luglio” e “pagando per cassa” il rimborso di 3 miliardi di euro di Monti bond, “eviteremo l’ingresso dello Stato nel capitale della Banca”, ha quindi ricordato Viola sottolineando il risparmio sugli interessi.

“Oggi il piano prevede il rimborso del residuo dei Monti bond entro il 2017. Se, in seguito all’esercizio dovessero esserci risultati particolarmente favorevoli il consiglio lo esaminerà, anche se la restituzione del residuo, 1 miliardo, avrebbe comunque bisogno dell’autorizzazione di Bankitalia“, ha poi replicato Viola, a chi gli chiedeva perché la banca non restituisca subito i 4 miliardi di Monti Bond dopo l’aumento di capitale.  Nel corso dell’assemblea era stata la stessa presidente della Fondazione Mps, Antonella Mansi, ad auspicare “oltre alla annunciata restituzione dei 3 miliardi di euro” allo Stato, anche il “rimborso anticipato di tutta o parte della quota residua” degli aiuti erogati dal governo Monti, circa 1 miliardo di euro.  In ogni caso, ha detto ancora Viola, dopo la conclusione degli stress test della Bce, ad ottobre, Mps deciderà “se anticipare o meno il rimborso integrale” dei cosiddetti Monti bond. E’ invece prevista entro la fine del 2015 la restituzione dei 22 miliardi che la banca deve ancora alla Bce dopo la partecipazione alle aste a tasso zero (Ltro) del 2011-12. Mps ha restituito tra fine aprile ed oggi 2 miliardi, mentre altri 8 miliardi dovrebbero ritornare a Francoforte quest’anno. 

Quanto alla possibilità che la banca richieda a breve nuovi capitali freschi agli azionisti, Viola l’ha esclusa nettamente. “Abbiamo un piano che non prevede aumenti di capitale ma il rimborso totale, entro 2017, dei Monti bond. Quindi escludo questa prospettiva”, ha detto rispondendo a un socio. Mentre Profumo ha tenuto a sottolineare che grazie agli aiuti di Stato per circa 4 miliardi di euro “abbiamo evitato l‘azzeramento del patrimonio” della banca. Mps, ha ricordato il banchiere, poteva scegliere tra un aumento di capitale e l’intervento pubblico e si decise per quest’ultima soluzione per “evitare rischi sistemici” derivanti da un eventuale fallimento della ricapitalizzazione. “Gli azionisti che allora erano soci con aumento capitale non avrebbero più avuto una partecipazione”, ha puntualizzato Profumo. A tal proposito la Fondazione Mps ha sottolineato di aver contribuito “massicciamente” , negli anni scorsi, al rafforzamento patrimoniale di Banca Mps. “Con questo ingente sforzo richiesto agli azionisti, ultimo, – confido – non solo in ordine di tempo ma anche nelle nostre aspettative di medio-lungo termine, la banca sarà dotata di una struttura patrimoniale e finanziaria solida”, ha detto la Mansi. Una struttura in grado di “sostenere la crescita del gruppo” e rispondere “ad eventuali future esigenze di mezzi propri“.

In ogni caso, ha ribadito il presidente uscente della Fondazione Mps, l’ente “ha operato ed opererà come soggetto aggregante” dei nuovi azionisti di Banca Mps “nell’intento di individuare e mettere insieme investitori qualificati che agiscano, in una logica condivisa e di medio-lungo termine, a sostegno del rilancio della Banca”. La Fondazione, “come dimostra il patto parasociale recentemente siglato, intende promuovere la presenza di una base azionaria solida e con un adeguato orizzonte di investimento – ha continuato Mansi – che, lontano da ogni logica speculativa, supporti la crescita e la valorizzazione sostenibile e congrua della partecipazione”. Mansi nel suo intervento ha colto l’occasione anche per dare “il benvenuto” ai nuovi azionisti Fintech Advisory Inc e BTG Pactual Europe LLP, “ringraziandoli per la fiducia che hanno voluto riporre nella Fondazione e nella Banca. Voglio dare il benvenuto a tutti i nuovi soci la Fondazione è a loro disposizione per condividere un percorso di crescita e di valorizzazione del capitale investito, nel proprio naturale ruolo di riferimento rispetto al territorio di elezione”.