Lo sceicco Hamdan bin Mohammed bin Rashid Al Maktoum, principe di Dubai e presidente del Dubai Sports Council, il ministero dello sport di questo ricchissimo emirato del Golfo, ha scelto la tappa di Savona per presentare il Dubai Tour 2015, corsa ciclistica che si disputa a febbraio ed è sontuosa per premi ed ingaggi. Si ipotizzava che il Giro del 2015 potesse partire da Dubai ma a domanda precisa la risposta è stata evasiva, vedremo, forse, è prematuro…

Intanto, con la testa dei favoriti alla cronometro nelle Langhe di domani (la Barbaresco-Barolo di 41,9 chilometri piuttosto vallonata e dunque assai selettiva), l’undicesima tappa da Collecchio a Savona ha regalato il solito repertorio di cadute (coinvolti, tra gli altri Diego Ulissi e Steve Morabito), di fughe destinate al fallimento, di piccole polemiche (la maglia rosa Cadel Evans ha rimproverato quelli dell’Androni Giocattoli di pestare sui pedali per rendere più difficile il rientro in gruppo di Morabito, il suo luogotenente cascato poco prima). Polemiche innescate dall’atteggiamento di Evans e Michael Matthews nella funesta tappa di Montecassino, quella della maxicaduta.

E ancora, lo scatto imperioso a venti chilometri dall’arrivo di Michael Rogers, che lo scorso ottobre, alla Japan Cup, era stato trovato positivo durante un controllo antidoping (tracce di clenbuterolo). Sospeso dall’Uci, l’unione ciclistica internazionale, il corridore australiano ha presentato un ricorso in cui spiegava che aveva mangiato carne in Cina pochi giorni prima della corsa di Tokyo. Perché la Cina? Perché lì è facile trovare del clenbuterolo in una bistecca. L’Uci e la Wada – l’ente dei controlli antidoping – hanno deciso di accogliere la versione di Rogers, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra, tre volte campione mondiale a cronometro, attuale campione australiano. Togliendogli però la vittoria alla Japan Cup. Il trentaquattrenne Rogers che si è sposato con un’italiana (ha tre figlie) e vive dalle parti di Varese è scappato via in discesa, giù dal passo di Cadibona, ed è arrivato solo sul traguardo di Savona. Una mini crono vittoriosa, la sua…

Sinora l’Australia domina il Giro 2014: tre vittorie di tappa, dieci giorni in maglia rosa (prima con Michael Matthews che si è ritirato stamani, poi con Cadel Evans). Facile ipotizzare una sorta di grande alleanza contro Evans, che degli australiani in gara è un po’ The Boss. Bella a dirsi ma difficile a farsi. Il Giro, come il Tour, è corsa dove i regali tra aspiranti vincitori finali non si fanno. Sinora il volpone Cadel Evans monetizza la sua esperienza, grazie anche ad una prima parte di Giro potabile e ad avversari piuttosto decifrabili: in fondo, lui teme il rampante Nairo Quintana, aquila delle vette ma meno abile di lui alla crono. Spera che non sia in forma come lo scorso anno al Tour e, sinora, Quintana non ha mostrato granché. Io penso che si sia giustamente mimetizzato in attesa delle massacranti salite della terza settimana. Il terzo incomodo, Rigoberto Uran Uran – secondo in classifica generale – potrebbe approfittare della situazione. Infatti, Evans lo marca molto stretto. Inoltre Uran Uran si difende bene a cronometro…

Parliamoci chiaro. Il Giro vero comincia tra poche ore, con la crono delle Langhe, dove la classifica generale sarà ben scalettata; le ambizioni dei favoriti superstiti si smeriglieranno sabato al santuario di Oropa e si confermeranno eventualmente a Montecampione. Dopo il riposo di lunedì – il terzo! – tutti saranno costretti a gettar via la maschera. Chi ha gambe, proverà a scatenare guerra senza quartiere sulle salite di martedì (Gavia, Stelvio, Val Martello: sempre che l’emergenza neve consenta il passaggio sui grandi passi…). Sono “transiti” che possono diventare letali: sbagli alimentazione, e poi, oltre i duemila di quota, tutto cambia…Giovedì, arrivo in quota a Panarotta, in Valsugana, dodici chilometri finali con pendenza media dell’8 per cento e punte del 14. Venerdì, la cronoscalata di Cima del Grappa, 26,8 chilometri, con pendenze analoghe. Sabato il totem Zoncolan, l’arrampicata della resa dei conti. Il favorito logico è il re della montagna Nairo Quintana, il colombiano che ha meravigliato nelle tappe di montagna del Topur de France 2013. Se Quintana avrà la stessa condizione, non ci sarà storia.

A proposito di storia, l’arrivo a Savona e per di più con la vittoria di Rogers, corridore che ha avuto una disavventura all’antidoping (scampata per il rotto della cuffia) mi ha ricordato una data, quella del primo giugno 1969, giusto quarantacinque anni fa. Vinse la Parma-Savona di 234 chilometri Roberto Ballini. Ma non fu la sua inattesa volata (sbaragliò i velocisti, c’era gente come Marino Basso, Michele Dancelli, Franco Bitossi, Davide Boifava) a folgorare il Giro. Fu il ritiro di Eddy Merckx, trovato positivo ad un controllo medico. Quando gli viene comunicata la squalifica, Eddy proruppe in un pianto a dirotto. Ripreso impietosamente dalla telecamera Rai, con Sergio Zavoli che lo intervista e lui che singhiozza. Lacrime di vergogna, di disperazione. Il fuoriclasse belga è improvvisamente debole, vittima a suo dire di un madornale errore. Nella cameretta numero 11 dell’hotel Excelsior di Albissola, ripete sconvolto “io non ho preso niente, io non ho preso niente…non capisco…mi dispiace per i miei compagni…mi hanno rovinato…”. Il gruppo solidarizza con Merckx, una solidarietà non studiata ma sincera, spontanea. Perché Merckx si sarebbe dovuto dopare a pochi giorni dalla fine di un Giro ampiamente dominato? Se lo chiedono Vittorio Adorni, Felice Gimondi (che vincerà quell’edizione), Vito Taccone, Claudio Michelotto. Da troppi anni si avevano gli occhi bendati. E correvano troppi fantasmi.