Il voto è segreto ed è un diritto tenerlo segreto. Ma credo che per correttezza verso coloro che hanno la pazienza di seguire questo blog, ho il dovere di precisare la posizione che intendo assumere domenica prossima.

Intanto constato la prima violenza che mi colpisce: non posso non votare. Devo votare perché l’astensione è stata resa inefficace. Se in proporzione al numero degli astenuti venissero cancellati un certo numero di seggi disponibili al Senato, alla Camera o al Parlamento europeo, allora non votare avrebbe un significato chiaro: io elettore non apprezzo nessuno dei candidati abbastanza da volergli affidare il compito di rappresentarmi e di prendere decisioni che riguardano anche me. Dunque, rispetto alla popolazione che ha diritto di voto, il vostro è un parlamento dimezzato. Non so se giuridicamente sarebbe possibile Ma comunque le cose vanno in tutt’altro modo. Le astensioni vengono colpevolizzate, biasimate, deprecate e dimenticate nel giro di pochi giorni, una volta che i partiti hanno portato a casa il risultato. E benché votati da poco più o talvolta persino da meno della metà degli italiani, gli eletti si sentono in diritto di rappresentarci tutti. (Lo so che è così in tutte le democrazie occidentali e negli USA, ma questo significa che le democrazie stanno messe male, non che la loro trasformazione di fatto in oligarchie sia un bene).

Il compito di rappresentare chi non è d’accordo dovrebbe essere svolto dalla cosiddetta opposizione parlamentare. Ma nella situazione italiana attuale, dov’è l’opposizione? Le larghe intese sono anche più larghe di quel che sembrano, se Napolitano e Renzi si sono incaricati di rivalorizzare il condannato Berlusconi, fino a proporcelo come possibile padre della patria. Del resto è sempre più chiaro che Berlusconi e Renzi hanno un comune nemico e uno solo: il Movimento 5 stelle. E il M5S è opposizione? Credo di sì se si parla di larghe intese per la spartizione dei soldi e del potere o di consociativismo reazionario (si vedano le riforme istituzionali). Mi sembra che il M5S sia fuori da entrambe queste spirali di corruzione. Ma se si parla di esercizio quotidiano della politica, mi sembra che l’opposizione dei 5Stelle si sia chiusa in una empasse, in un cerchio di ostilità che non riesce a spezzare e che la rende impotente. E dal quale non esce (o almeno io non apprezzo che provi ad uscirne) con un’escalation di turpiloquio, insulti e asserzioni cervellotiche. Senza contare la misoginia anche accoppiata alla violenza verbale di cui Grillo e i suoi hanno dato a volte prova.

Escludo categoricamente di votare a destra e di conseguenza escludo anche di votare PD, che per me si è compromesso con e come la destra al di là di qualsiasi soglia di pudore e coerenza. L’opposizione interna del PD è stimabile ma inefficace; e per giunta le liste sono bloccate. Sono contenta che ci sia l’opportunità offerta dalla lista Tsipras, l’Altra Europa. Prima di tutto qui si parla davvero d’Europa: non ci sono protagonismi più o meno camuffati da patriottismi. Siamo europei , concordiamo su un programma e lo votiamo tutti insieme in quanto europei. Punto secondo: il programma è anch’esso europeo, un programma di cose che bisogna fare con e per gli europei. Cose progressiste, cose di sinistra.

L’obiezione che mi è stata fatta è quella del voto inutile, del voto disperso. Del partitino che forse non ce la farà neppure a superare lo sbarramento. D’accordo. Ma per quanto la politica sia l’arte del possibile, per quanto in politica la mediazione, il compromesso, il venire a patti siano inevitabili, c’è una soglia varcata la quale il compromesso vanificherebbe un sistema di valori che ha dato senso ad una vita. Questo per me è inaccettabile. E non credo che il mio voto sarà sprecato: ricordo sempre l’esortazione di Borrelli, il procuratore capo della Procura di Milano, all’indomani del flop di Mani pulite e del primo affacciarsi di Berlusconi sulla scena politica: “Resistere, resistere, resistere”. Ci proviamo.