Vi sono almeno 400 piccole isole, a volte scogli, che circondano le coste italiane riunite in arcipelaghi o solitarie in mezzo alle correnti. Ognuna, anche se apparentemente disabitata, racchiude un suo tesoro di biodiversità, dallo scoglio d’Africa a ovest dell’isola di Montecristo all’isolotto di Pianosa, a metà strada fra le Tremiti e la costa balcanica, passando per l’isola di Lampione, più vicina all’Africa che alla Sicilia nel gruppo delle Pelagie.

Alla biodiversità delle isole, tema al quale è dedicata l’edizione 2014 della Giornata Mondiale della Biodiversità che si celebra domani in tutto il mondo, il Wwf dedica un capitolo del Rapporto sul tema. E sottolinea il patrimonio unico di flora e fauna che esse conservano. Alcune di queste isole si sono formate in seguito all’eruzione dei vulcani sottomarini, altre sono i resti di antiche dorsali sprofondate sott’acqua quando il livello dei mare si è innalzato. In questa condizione di isolamento gli animali originari, incapaci di superare le distese marine e di scambiare il loro patrimonio genetico con i simili rimasti sulla terraferma, con il tempo hanno acquisito delle caratteristiche uniche, tanto nella morfologia (forma, dimensioni, colorazione) che nella fisiologia e nella biologia. Ad esempio i colubri appartenenti a una specie piuttosto comune in tutta Italia, il biacco Hierophis viridiflavus ma neri come la pece, lucertole dal ventre azzurro a Capri.

Fra gli abitanti più comuni delle isole ci sono le lucertole: come quelle dal ventre di color arancione nello scoglio di Apani di Brindisi, lungo dieci metri e largo altrettanto e non più alto di mezzo metro sul pelo del mare. Come ci siano arrivate non si sa perché le lucertole non amano nuotare: forse ci sono sempre state. Le lucertole confinate sugli isolotti, proprio perché isolate, hanno caratteristiche uniche, sebbene riconducibili a una delle due comunissime specie italiane: campestri e muraiole. La colorazione è l’aspetto più evidente che marca la differenza tra le diverse popolazioni di lucertole: tinte di fondo, righe e macchie non si ripetono mai, e così le lucertole che vivono sull’isolotto dei Conigli sono diverse da quelle che vivono cento metri più in là, sull’isola di Lampedusa, mentre lo stesso avviene per quelle che abitano sullo scoglio dell’Argentarola e, a brevissima distanza, sul promontorio dell’Argentario. La colorazione è la caratteristica più evidente, ma non l’unica, di questo animale, dal punto di vista ecologico e comportamentale. Ogni popolazione infatti acquisisce degli adattamenti particolari per meglio sfruttare le scarse risorse alimentari messe a disposizione dall’ambiente. Si stratta di specie estremamente localizzate, sempre sotto minaccia di estinzione.

Sintomatico il caso della lucertola di Fiifola, che viveva nei piccoli scogli del gruppo di Malta, scomparsa per sempre dopo le esercitazioni della marina militare britannica. In Italia nel 1914 si è inspiegabilmente estinta la lucertola dell’isolotto di Santo Stefano e oggi corre il rischio di estinguersi anche la stupenda lucertola azzurra di Capri minacciata dai collezionisti. In condizioni critiche si trovano anche la lucertola siciliana endemica della Sicilia, di Marettimo (Egadi) e di Vulcano (Eolie) minacciata anche dall’espansione della più robusta lucertola campestre.

Molto interessante anche il popolamento avifaunistico delle piccole isole: il numero di sottospecie endemiche fra gli uccelli italiani è estremamente elevato, di particolare interesse sono quelle della Sardegna come la ghiandaia di Sardegna (Garrulus glandarius ichnusae) e l’astore sardo (Accipiter gentilis arrigonii) ben distinte anche dal punto di vista morfologico a molte altre ancora come lo sparviero, il picchio rosso maggiore, il cardellino, il verdone, il fringuello.