Ieri ho parlato con un padre preoccupato. Suo figlio Alessandro, sta finendo il primo liceo con una gran fatica, pensa di non farcela. Questo indirizzo di studi gli sembra troppo impegnativo, vorrebbe cambiare. Gli insegnanti ritengono che abbia tutte le capacità per proseguire, purché si impegni nello studio, ma lui vuole cambiare.

Come aiutarlo? Assecondare il cambiamento e rischiare di trovarsi nella stessa situazione, o peggio, il prossimo anno, magari con materie che non corrispondono ai suoi interessi?

A 15 anni le oscillazioni emotive e di idee possono essere frequenti e ampie. Se un ragazzo cambia idea e si costruisce le sue spiegazioni, non è detto che un genitore debba seguirlo, anzi è importante che il genitore sia il più stabile possibile e si faccia una sua idea del perché le cose hanno preso una strana piega, aiutandosi con le spiegazioni che il ragazzo gli fornisce, ma soprattutto costruendone di proprie attraverso altri canali.

Per esempio attraverso il racconto che ne fanno gli insegnanti – Com’è il ragazzo a scuola? Cosa fa? Ci sono stati episodi rilevanti che hanno riguardato lui o qualche compagno? – per cercare di costruire una continuità e una coerenza tra il momento di crisi e i momenti precedenti.

Alessandro ha costruito pochi rapporti nella sua classe, è un tipo diffidente, ha sempre paura di deludersi nelle relazioni così se ne tiene a distanza, questo comporta però un certo senso di non appartenenza che rende tutto più difficile. Con queste premesse la possibilità di cambiare indirizzo di studi rappresenta un’alternativa, ma soprattutto rappresenta una fuga da rapporti che non ha ancora imparato a coltivare e gestire e una nuova scuola non offre alcuna garanzia in questa direzione.

La crisi scolastica può avere una radice anche all’interno delle relazioni familiari.

Alessandro ha due fratelli, uno più piccolo e uno più grande, entrambi sono bravi a scuola, il più grande frequenta lo stesso liceo e la sua bravura è a portata di mano. Probabilmente Alessandro non regge il confronto e il suo cavarsela gli sembra insufficiente, come se ci fosse uno standard minimo alto da rispettare e da cui lui è piuttosto lontano. Anche questo non si risolverebbe con un cambiamento di scuola.

Allora è meglio puntare sulle relazioni, piuttosto che discutere sulla razionalità o meno di certi atteggiamenti. E’ meglio tranquillizzare. E’ meglio sollecitare e sostenere momenti sociali, aiutarlo a creare occasioni di incontro, una cena a casa con i compagni per esempio, o un’attività con i fratelli, per intraprendere nuovi rapporti e ridefinire i vecchi.

Magari Alessandro ha solo bisogno di un po’ di sostegno in questo momento per poi ripartire da solo.