Penso spesso al portalettere che quotidianamente si presenta a casa “Lario Veronica” con un plico per “Bartolini Miriam” e mi chiedo quale delle due sorrida intimamente di più al pensiero che l’allegro ciclista di Poste Italiane lascerà come ogni giorno nelle sue mani un assegno da 47 mila euro, che moltiplicato per 30 fa circa un milioncino e quattro al mese, lenimento moral-risarcitorio per tamponare giusto un attimo lo strazio senza fine di una donna così impudicamente offesa dal marito.

È per questa economia spicciola che non possono muovermi a pietas le doglianze estetico-morali della medesima, quando lamenta un attacco concentrico da parte di quella bella rivistina di Chi, settimanale Mondadori, che la sta seguendo passo passo nel suo salire e scendere di peso. Invece, sono molto più interessato alle risposte del direttore Signorini, il quale intenderebbe dimostrare che tutto ciò che fa, che pensa e che produce, è purissima fonte di ispirazione giornalistica, seppur sotto forma succedanea di chiacchiera da centro estetico.

Le risposte ch’egli dà sfiorano il mirabolante ovvio, quando ci racconta che “noi siamo un giornale di gossip e la notizia del suo ingrassamento (di Veronica) è una notizia, quindi la diamo,…che dei suoi chili in più se ne occupi Chi è normale”.

E per sostenere che lui, il direttorissimo Alfonso, non guarda in faccia nessuno, che è una schiena drittissima, che al Festival di Perugia avrebbe sollevato di entusiasmo intere folle di ragazzi, zac, eccoti il colpo bassissimo, vera controinformazione adiposa: “Della pancia di Renzi abbiamo parlato per primi noi”. Ma dai!! Più di Alesina e Giavazzi, i due professoroni che spesso martellano l’ex sindaco, potè l’Alfonso con il suo mistero rivelato: Matteo ha le maniglie. Ma lui, il direttore di Chi, vigila sulla democrazia.

In questo Paese va tutto bene, anche farsi prendere per i fondelli da uno come Alfonso Signorini, ma c’è un limite oltre il quale sarebbe meglio pensarci un attimo prima di dire delle bubbole memorabili che nulla hanno a che vedere né con il giornalismo né con la decenza. Perché Alfonso Signorini è colui che destinò a Belpietro il video di Marrazzo, ch’egli rifiutò per sè dopo un colloquio con Marina Berlusconi. Ed è lo stesso Signorini che “inchiodò” alle sue responsabilità la povera Ruby Rubacuori in una fondamentale intervista televisiva.
Quando si tratta di Mediaset fanno tutti i vaghi: noi lavorare per il Banana? Ma quando mai, noi qui facciamo solo giornalismo e buon giornalismo, come quando confezionarono quel “servizietto” sul giudice Mesiano e le sue davvero stravaganti e indicative calzette turchesi, segnale inequivocabile di scarso equilibrio nel sentenziare quei 750 milioni a favore di Cdb e a sfavore di B.
Ciò che con eccessiva enfasi Repubblica definì la “Struttura Delta”, al pari di un’organizzazione segreta dai mille tentacoli, in realtà era una sorta di Spectre all’amatriciana messa in piedi dal capo dell’informazione Crippa, che ha sempre avuto lo slancio giornalistico di un impiegato del catasto e che ragiona su parametri antichi quanto il mondo: il capo va protetto, prendiamoci qualche lustrastivali alla bisogna (la sera della morte di Eluana Englaro, Mentana chiese disperatamente di cambiare programmazione pensando a una prima serata di Matrix, ma Crippa decise di lasciare la vecchia programmazione che prevedeva il Grande Fratello. Da lì si consumò la rottura con Mentana, che si dimise poco dopo).

Ma che, è una Struttura Delta questa? Scriveva Massimo Giannini l’11 febbraio 2011: “Gli storici prendano nota, ieri per la prima volta si è riunita in chiaro, alla luce del sole, la Struttura Delta. Le “guardie armate” del presidente del Consiglio nella carta stampata e nella tv: Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Alessandro sallusti, direttore del Giornale e Claudio Brachino, direttore di Videonews…. E non più nella magione privata di Arcore, ma nella sede governativa di Roma, a Palazzo Grazioli”.  

In questi anni, anche il buon Alfonso è entrato a buon diritto in questa Struttura Delta al sugo. Anzi, è il più ascoltato di tutti loro (pensa gli altri). Gli effetti adiposi sono sotto gli occhi.