Molti si ricorderanno della lettera di protesta inviata al Giornale di Sicilia dagli inquilini dello stabile in cui viveva Giovanni Falcone, nella quale si lamentavano dei rumori delle sirene delle macchine della scorta. Qualcuno potrebbe aver pensato che, dopo la strage di Capaci, nessuno si sarebbe più azzardato a ripetere un gesto così vergognoso nei confronti di un magistrato antimafia. E invece no, nemmeno due settimane fa la storia si è ripetuta, questa volta verso il pm della Dda di Palermo Maurizio Agnello, sotto forma di una lettera anonima che lo invitava a cambiare casa. Per fortuna questa venne seguita poi dalle lettere – firmate – di altri condomini, che si dissociavano fermamente dal loro vicino anonimo.

Chi si lamentava per il rumore fastidioso delle sirene, chi per i pericoli del vivere vicino ad un magistrato con in mano indagini pericolose. Ebbene, oggi l’elenco dei motivi addotti a giustificazione di gesti tanto vergognosi ha aggiunto elementi quasi imbarazzanti. 

Due sorelle sarde, Giorgia e Noemi, rispettivamente di 19 e 15 anni, in seguito alle minacce ricevute dal magistrato Nino Di Matteo da parte del capomafia Totò Riina, decidono di appendere sul balcone della propria casa uno striscione in sostegno del pm di Palermo con su scritto “Siamo tutti Nino Di Matteo” (potete vedere una sua foto alla fine dell’articolo). Dopo poche ore suona il campanello di casa: è uno dei condomini che, a nome anche di altri inquilini, si presentava per esprimere la loro contrarietà all’esposizione del lenzuolo e, contestualmente, richiedendo la sua rimozione. 

Ma sono le ragioni portate a sostegno della loro richiesta che lasciano spiazzati, tra sentimenti di sconcerto e di rabbia (dalle parole di Giorgia, che ha espresso tutto il suo sdegno e la sua delusione stamattina in un messaggio su facebook): “Si tratta di una questione di ‘decoro’… allora anche io faccio uno striscione con una svastica e lo appendo fuori dal balcone.”  Quindi il condomino paragona il messaggio di una svastica a quello del sostegno ad un magistrato antimafia. Complimenti. Ma, non contento, va avanti: “Ma chi vuole che lo veda, ci passano quattro gatti qui. Non serve a niente… io se voglio manifestare me ne vado al palazzo della Regione e mi faccio vedere. Tanto non sono io il ‘salvatore della patria’, tantomeno lo siete voi.” Qui il nostro amico propone alle due ragazze un fulgido esempio di tutto quello che c’è di sbagliato nel nostro disgraziato Paese: la disillusione, il cinismo, il menefreghismo di razziana memoria riassunto nella ormai famosa frase “fatti li cazzi tua!”. E poi arriva la perla finale: “E’ pericoloso: c’è tanta gente fuori di testa in giro, che potrebbe compiere atti violenti contro il palazzo. Noi non vogliamo di questi problemi.”

Ecco, ora vorrei tanto essere Marco Travaglio con i suoi commenti sarcastici, chiari e concisi ma purtroppo non lo sono e non trovo le parole giuste per commentare il comportamento di queste persone. Vi lascio quindi con le parole finali di Giorgia: “Se penso a ciò cui hanno assistito e assistono gli ‘addetti ai lavori’ di ieri e di oggi, mi sento di attribuire a questa vicenda un livello d’importanza non più alto di quello che mi serva a realizzare semplicemente, ancora una volta, il livello di mancanza di civiltà e di senso della ‘res publica’ raggiunto da soggetti che vivono attorno a me. Perché ciò che è accaduto oggi è giusto la riproposizione in scala ridotta di tutte le ingiustizie e le viltà che si compiono ‘ai piani superiori’.

Tali soggetti, che hanno dimostrato chiaramente di incarnare i caratteri di quella società OMERTOSA, VIGLIACCA, COMPLICE, INDIFFERENTE, EGOISTA… e RESPONSABILE – per l’assoluta mancanza di senso civico – di tutte le violenze che alla mafia è stato concesso di attuare. Perché la mafia (in tutte le sue forme e in tutti i luoghi in cui si radica) si nutre di quel sistema e di quella mentalità mafiosa, che se venissero meno, ne determinerebbero un indebolimento significativo e determinante. 

E rifletto… (…) mentre scorrono le immagini dei tanti servitori dello Stato che hanno anteposto il bene comune alla loro quiete privata, anche per garantire un futuro migliore a queste persone che ora stanno nascondendo la testa sotto la sabbia, gli stanno voltando le spalle; e mi chiedo – davanti a questa vicenda – se quel sorriso aveva motivo di aprirsi sul loro volto, mi chiedo se oggi magistrati come Nino Di Matteo facciano bene a sacrificare loro stessi e se i ragazzi delle scorte facciano bene a rischiare la propria vita, mi chiedo se tutto quel sangue sia stato versato invano. La risposta ce l’ho, e si concretizzerà nei gesti: nel perseguire con ancora più decisione questo cammino, nel pagare, gioiosamente, quel debito, qualsiasi tipo di ostacolo comporterà. Sono solo convinta del fatto che il fantomatico ‘salvatore della patria’ citato dal signor X non avrebbe senso di essere invocato e di esistere in un Paese normale in cui ogni cittadino compisse, con piccoli gesti, il proprio dovere.”

Mi sento di chiedere scusa a Giorgia e a Noemi – alle quali va tutto il mio sostegno – per il vergognoso comportamento del signor X e dei condomini da lui rappresentati, a nome della categoria “adulti”.