Vita grama per ciucciuvettole, cornacchie, corvi e iettatori iracondi. Napoli sta mostrando il suo splendore. La città sprizza luce da tutti i pori. Con la kermesse del Maggio dei monumenti ed i vari eventi, la capitale del Mezzogiorno si riprende la scena e mostra in controtendenza un dinamismo, una vivacità, uno slancio che appartiene a pochissime città europee. Questo non significa che non ci sono più problemi, anzi a Napoli abbondano. Ma a netto delle gravi emergenze, calamità croniche e guai vari c’è una città che palpita, una città che sorprende, una città che sopravvive a se stessa.

Con il Nutella day per i 50 anni della crema alla nocciola più famosa al mondo, una piazza del Plebiscito così gremita, così colorata, così luccicante non si era mai vista. Il resto l’ha fatto la pop star libanese ma inglese d’adozione Mika. “Città bellissima e incredibile” ha ripetuto in continuazione. E’ stato bravo, è riuscito a connettersi e dialogare con la gente. Un’empatia. Un brivido. Una corrente elettrica. Preceduto da Rais, Senese, Arisa, Simona Molinari, Giuliano Palma e altri artisti. Un successo cominciato domenica mattina con una colazione collettiva : distribuite circa 100 mila fette di pane con la Nutella. Come negli storici spot. Da guinness dei primati. Ma contemporaneamente alla Rotonda Diaz era in scena la terza edizione di Coca-Cola Cup con oltre trentamila visitatori, campi sintetici di calcetto dove dodici squadre a 5, con 120 calciatori, si sono sfidate per tutto il weekend all’ultimo goal. Senza dimenticare l’apertura straordinaria dei musei e le file interminabili, la ritrovata Mostra d’Oltremare con il parco e le aree verdi prese d’assalto da ventimila persone, il Pan – Palazzo delle Arti con la mostra “Andy Warhol. Vetrine”, curata da Achille Bonito Oliva e al complesso San Domenico Maggiore, l’idea di allestire la “Mostra Impossibile” con la riproduzione in digitale delle opere d’arte più importati al mondo e consentire una inedita massificazione dell’arte. Qualche settimana prima la città ha ospitato la finale della Coppa Davis con uno stadio allestito in tempi record sul lungomare.

Cosa voglio dire? Napoli quando fa Napoli ed è connessa con se stessa e con il mondo è una metropoli di popolo straordinaria. Una città che fa saltare tutte le analisi sociologiche, i paradigmi e gli approcci. Un laboratorio dove anarchia, contraddizioni, criticità , arretratezza, eccellenza si mischiano e diventano un tutt’uno indistinguibile. E’ grande energia da liberare. Ecco di fronte a tanta grazia e bellezza di Dio – un patrimonio artistico monumentale protetto dall’Unesco e tra i più preziosi dell’umanità – tutti dovrebbero rimboccarsi le maniche e dare una mano. Remare nella stessa direzione. Accorciare le distanze. Fare il tifo per una città-matria che resiste mettendo fuori una forte identità e spirito di appartenenza.

Invece pensate che addirittura l’amministrazione comunale presieduta dal sindaco Luigi De Magistris si è vista costretta a presentare un ricorso al Tar per adoperare piazza Plebiscito, l’emblema di Napoli. C’è voluta una sentenza per cancellare il “niet” ostinato del soprintendente per i Beni architettonici, Giorgio Cozzolino che aveva negato l’uso della piazza bollando l’iniziativa come “evento di natura commerciale”. Addirittura lo stesso ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini lo aveva criticato. I vincoli vanno rispettati ci mancherebbe ma questo che c’entra.

Napoli è dei cittadini e i suoi spazi appartengono al popolo non a burocrati e politicanti ottusi. Capita che decisioni sbagliate ma a volte fisiologiche cioè attinente ai “doveri d’ufficio” vengono “usate” per fare una guerra a prescindere. Corvi bramosi che sognano – nella loro concezione privatistica della città, di espropriare pezzi di Napoli e svenderli in “comodato d’uso” a qualche palazzinaro o prenditore di turno. Film già visti. Storie già raccontate. Trame che si ripetono sempre uguali. Quel maledetto partito trasversale, quella pseudo borghesia altezzosa, viscosa e unta non si arrende: vuole mettere le mani sulla città. Ecco di questa gente Napoli non ha bisogno. Ci posso essere differenze politiche, diverse storie di appartenenze, legittimi interessi da difendere, lobby ma si sta dentro la stessa città. Ecco solo chi si batte per Napoli ha il diritto di odiarla – per qualche secondo – per poi riamarla più forte di prima.

@arnaldcapezzuto