Mattinata pesante per il mercato finanziario. Piazza Affari è arrivata a cedere a metà mattinata oltre il 3% arrivando a toccare il livello minimo dall’inizio di marzo. E alle 13 lascia sul terreno il 2,5%. A trascinarla verso il basso anche il fatto che 19 società del listino principale e oltre venti di aziende a piccola e media capitalizzazione oggi “staccano la cedola“, cioè pagano i dividendi agli azionisti. Secondo i calcoli effettuati da Bloomberg, questo indebolisce la Borsa di circa 1,5 punti percentuali. In più vanno male le banche e le assicurazioni: Mediolanum continua a scendere (alle 13 scivola a -4,5%) da quando, la settimana scorsa, ha annunciato che nel primo trimestre gli utili sono calati del 41%, ma cedono anche Mps (la presidente della Fondazione, Antonella Mansi, ha confermato lo scorso fine settimana di avere intenzione di lasciare l’incarico a giugno), Generali (dopo le indiscrezioni sull’avvio della cessione del 4,59% del Leone di Trieste da parte della Cdp) e Unicredit. Ma è soprattutto dai titoli di Stato che arrivano segnali negativi: il rendimento dei Btp italiani a dieci anni è salito al 3,16%, facendo aumentare di conseguenza lo spread con i Bund tedeschi: dopo un’apertura stabile intorno ai 170 punti, il differenziale è salito oltre i 185 punti base, toccando poco prima delle 12 quota 188. Più su rispetto a giovedì 15, quando il dato Istat sul calo del Pil dello 0,1% nel primo trimestre dell’anno lo aveva fatto risalire di 26 punti rispetto al giorno prima, a quota 180. Nulla di preoccupante, comunque, se si pensa che nel novembre 2011 – quando, allora sì, sull’Italia aleggiava lo spettro del default – il tasso sui Btp superava il 7,4% e lo spread galoppava senza freni fino a 575 punti.