Turchia, commemorazioni e scontri per disastro in minieraSono morti nelle gallerie delle miniere di carbone di Soma. Centinaia di morti nel sottosuolo trasformatosi in tomba ardente. Le notizie traversano l’esplosione e la collera della gente. I minatori che scavano la terra e che alla terra tornano. Pochi giorni prima hanno trovato 47 migranti morti di stenti nel deserto. Provenivano dal Niger ed erano diretti in Algeria. Minatori del deserto che come il sottosuolo non è abituato a perdonare chi lo tenta. Donne e bambini su mezzi precari quanto le loro vite. Abbandonati alla sorte di un destino tradito. Mendicanti di scorciatoie che non portano da nessuna parte. Pochi ne hanno parlato perché la sabbia li ha scortati lontano dalle cronache. L’eliminazione dei poveri ha preso il posto della lotta contro la povertà. Colpevoli non perdonati di una disperata follia clandestina. Minatori si diventa cercando domande.

Gli altri minatori sono morti in mare qualche giorno fa. Una settimana di naufragi e di soccorsi nel Mare Nostrum. Il Nostro Mare è quello di tutti. Affittato da coloro che lo solcano con cunicoli di futuro. Le guerre lontane affondano come barconi alla deriva. Gli schermi televisivi tradiscono il dolore e occultano le complicità. E allora ci sono loro. I migranti e rifugiati minatori del Mare Nostro. Si ostinano ad arrivare e perturbano la bonaccia della menzogna. Dicono che non c’è pace da nessuna parte nel mondo. Solo precari armistizi nelle zone di confine. Affogati a decine nei pressi della Libia e nel mare libero scortato da zattere di trafficanti umani. Scavano feritoie puntellate dal niente tra la storia dei potenti e quella dei poveri. Non tengono conto delle strategie geopolitiche di controllo. I minatori intercettano i flussi dell’impossibile.  

Sono mine vaganti per l’ordine costituito. I migranti minatori minano la realtà. Nella storia il pericolo sbarca dalle navi di chi non ha nulla da perdere. La prima violenza, quella fontale, è costituita dalla politica e dall’economia. Le agenzie di notazione seminano il panico nei paesi. I politici africani sono ostaggio dell’economia globale per l’esclusione di milioni di giovani. Fanno corse a cronometro per come arricchirsi prima che passi il turno. Ecco perché la maggior parte di loro tende a perpetuarsi nel potere. La grande violenza è la politica di estrazione di futuro dal destino dei giovani. Il furto organizzato di ideali dirottati al consumo. L’adesione a modelli di vita infiltrati negli schermi televisivi. Un altro mondo è possibile per i minatori di certezze.

I turisti viaggiano a milioni. Un’industria fiorente che cresce in modo esponenziale. Nessuno li ferma. Ci prova per qualche giorno il terrorismo o gli inviti alla prudenza delle ambasciate. Viaggiano per conoscere o per fuggire. Oppure tanto per cambiare e poi mostrare quanto non hanno visto. Gli occhi sono stati sostituiti da apparecchi fotografici numerici. Viaggiano e sono circa un miliardo. Uno su sette abitanti del pianeta e nessuno li chiama clandestini. Sono solo turisti che si permettono di esplorare quanto si aspettano di scoprire. Transitano dal nord al sud del mondo. Quelli che provengono dal sud invece giocano a calcio oppure sono minatori. Scavano incertezze sotto le mura di protezione della città. Inventano passaggi per aggirare le barriere di cemento armato. Improvvisano gallerie per estrarre i mondi scartati dal potere. Minatori per necessità.

Solo minatori sperimentati sono capaci di decolonizzare la cronaca. Scompaiono nella terra e scavano per sminare le frontiere e le banche. Seguono percorsi inediti a seconda delle circostanze attenuanti della vita. Camminano per perdersi nel Mare Nostro di nessuno. Pedinano il deserto di sabbia per camminare quello di pietra. Sono scolpiti sulle tavole gli ultimi comandamenti della legge poi gettati nelle discariche pubbliche. Inseguono torrenti e inaugurano ponti. Si portano dietro i figli come apprendisti testimoni. Trasportano zaini riempiti di futuro. Barattano il tempo per un piatto di riso passato dalle stesse mani. Non si accontentano del primo orizzonte liquidato come saldi sotto stagione. Insegnano il mestiere a coloro che mai hanno scavato il dolore. I minatori sono l’ultimo grido silenzioso che il mare impresta al deserto.