I Balcani travolti da devastanti inondazioni – le peggiori abbattutesi in quella parte di Europa negli ultimi 120 anni – fanno i conti con un pesante bilancio di morte e danni. In Serbia, Bosnia e parte della Croazia si contano 45 vittime accertate, decine di migliaia di evacuati e danni incalcolabili all’agricoltura, alle infrastrutture e al patrimonio artistico-culturale. In totale, allo stato, sono una quarantina le vittime. 

Il bilancio dei morti è inoltre destinato ad aggravarsi, con le autorità che temono l’emergere di altri cadaveri con il ritirarsi delle acque. Le piogge incessanti degli ultimi giorni e le piene dei fiumi, in modo particolare della Sava, hanno completamente sommerso intere regioni della Serbia centrale e occidentale, con un bilancio provvisorio di almeno sette morti e oltre 20 mila sfollati. Le situazioni più critiche si registrano a Obrenovac e Baric, località sul fiume Sava poco a sudovest di Belgrado, dove si è resa necessaria l’evacuazione di quasi tutti gli abitanti. Drammatica resta la situazione in decine di altre località grandi e piccole, a cominciare da Sabac, Sremska Mitrovica, Ub, Svilajnac.

L’acqua alta minaccia la centrale termica Nikola Tesla, presso Obrenovac, la più importante del Paese che produce il 50% dell’elettricità di tutta la Serbia. Anche a Belgrado, dove per domani è attesa la piena della Sava – che nella capitale ha la confluenza con il Danubio – si stanno rafforzando gli argini con centinaia di sacchi di sabbia.

Decine di migliaia sono le persone costrette a lasciare le proprie case e evacuate in centri di raccolta, hotel, impianti sportivi e fieristici. Solo in Serbia – dove le regioni piì colpite sono quelle centrali e centroccidentali – gli sfollati erano fino a stamane oltre 22mila, più di 15mila in Bosnia-Erzegovina, dove si moltiplicano frane e smottamenti rovinosi. 

Alla gigantesca macchina dei soccorsi si è mobilitato l’intero Paese, con le Forze armate in prima linea, appoggiate da elicotteri e affiancate da oltre diecimila volontari giunti da ogni angolo della Serbia. Il premier Aleksandar Vucic, che segue personalmente le operazioni di soccorso recandosi nelle zone più critiche, ha annullato una visita in Austria in programma domani, mentre nella campagna di aiuti si è mobilitato l’intero mondo dello sport, a cominciare dagli idoli locali Novak Djokovic e Dejan Stankovic. A causa dell’emergenza inondazioni gli organizzatori hanno poi annullato il Gay Pride in programma il 31 maggio prossimo.

Sono stati annunciati i primi aiuti dall’Italia, che si aggiungono a quelli di numerosi altri Paesi della regione e della Ue. Roma, attraverso la Cooperazione, ha disposto l’invio di mezzi per i soccorsi e aiuti umanitari per 200 mila euro alla Serbia e 100 mila dollari alla Bosnia. La Russia ha inviato finora tre aerei con squadre di soccorritori e generi alimentari e medicinali.

In Bosnia sono finora almeno venti le vittime accertate, un bilancio anch’esso destinato ad aumentare. È praticamente sott’acqua tutta la parte centrale e nordorientale del Paese ma anche una parte del nordovest. Un pericolo crescente è rappresentato dalle frane e smottamenti provocati dalle acque che si ritirano. Nonostante arrivino i soccorsi, nella gran parte delle zone alluvionate mancano cibo, acqua potabile e farmaci. Nei dintorni di Bijeljina, nel nord, per la piena della Sava è in corso l’evacuazione di diversi villaggi, per un totale di oltre 10mila persone. La situazione è molto critica anche a Brod e Bosanski Samac, mentre a Modrica sono arrivati soccorritori anche dalla vicina Croazia. A Banja Luka la piena del Vrbas ha travolto quattro ponti e centinaia di edifici sono sott’acqua.

Meno pesante la situazione nell’est della Croazia, dove le inondazioni almeno per ora non hanno fatto vittime. Solo oggi circa 3 mila persone sono state evacuate da alcuni villaggi rimasti isolati. Preoccupa in particolare la situazione a Slavonski Brod, città sulla Sava vicina al confine con la Serbia.