Un tempo i cagnetti come Dudù, quei barboncini lì da signora, li mettevamo nel forno con le patate e non usciva una riga sui giornali. Adesso per ore sono l’apertura politica dei quotidiani online. Dev’essere successo qualcosa ma non me ne sono accorto. Il cinismo popolare si è sempre accanito sugli animali e i cani, quei cani lì, ne sono stati un prelibatissimo obiettivo. Quei fighetti “peluti”, più adatti a vedove inconsolabili che a cacciar la lepre, li vedevamo volentieri a 180^ di temperatura – forno bello caldo eh – per sottolineare che c’era una differenza di classi sociali anche tra gli animali in uso agli umani, eppure nessuno si sarebbe mai sognato di indignarsi per una battuta, nè additarci come assassini di barboncini bianchi, sapendoci fieramente dalla loro parte (anche di quei barboncini lì, sì). Non parliamo poi dei gatti, altro succulento e immaginifico piatto, che leggenda vuole fossero delibati sul serio e dai vicentini, i quali ne sostevano fieramente la bontà.

Non voglio ridurre la portata “storica” dell’infelice battuta di Beppe Grillo sulla vivisezione del berlusconino a quattro zampe, ma l’unica colpa che mi sento di attribuirgli è che non faceva ridere, proprio per niente e questo lo trovo terribile per un comico di prima grandezza com’è lui. E mi spiace che Grillo abbia calato le braghe con una successiva dichiarazione con cui si diceva contrario alla vivisezione, quando si fanno battute di quel genere l’amore per gli animali è una pre-condizione.

Ma sul resto, sull’indignazione dilagante, c’è solo da deprimersi. Un tempo, noi ragazzi impertinenti, risolvevamo le cose così, come mirabilmente rappresentato dal rag.Ugo con il cagnetto della Silvani in un memorabile Fantozzi (e attenzione, le patate devono essere ben rosolate!)