Ricevo, pubblico e rispondo alla replica di Alessandro.

Ben ritrovato sig. Chiesa.
Mi permetto di replicare perchè trovo affascinante confrontarmi con un uomo illuminato come lei.

Lungi da me pensare che gli “altri” debbano uniformarsi alle mie idee, anche perché già la parola altri non mi piace, secondo me non esistono altre razze ma un’unica razza che è la razza umana, trovo però ineludibile rispondere ad una domanda, alla quale io stesso ho difficoltà nel raccapezzarmi e che magari lei con le sue competenze storiche, mi può aiutare a sciogliere.

Sarò anche sciocco, ma pensare a dei governi come meri “esecutori testamentari” come lei li definisce, mi riempie di scoramento anche perché temo che abbia ragione, ma ciò vorrebbe dire che Darwin era un folle e che una persona debba rimanere ostaggio della propria storia invece di prenderla come pietra angolare per evolvere.

Sono consapevole che la maggioranza dei russi (così come tanti altri popoli) 
la pensino come il governo, quello che invece vorrei capire sono solo 3 semplici cose:

1) siamo proprio sicuri che a tutti sia concessa la possibilità di conoscere altri modi di pensare e di vivere oltre a quelli a cui sono indottrinati fin dalla nascita e solo dopo averli conosciuti decidere se questi si confanno ancora al proprio stile di vita? Senza guardare lontano, penso alla scarsa libertà di informazione che c’è in Italia che ha permesso a Berlusconi (ma anche a quelli prima e dopo di lui) di fare sfracelli in questo Paese per un ventennio. E se uno dissente da questa sedicente maggioranza, lo può gridare liberamente ad alta voce o è doveroso sottomettersi perché siamo pacifici? Non saprei scegliere e mi auguro di non doverlo mai fare, gli alleati in base alla loro pericolosità militare, sarebbe la fine di questo pianeta (d’altronde la vita è già scomparsa 7 volte dalla faccia della terra, una più, una meno fa poca differenza):

2) tutti i valori devono essere assimilati tranquillamente? Quindi anche l’incesto, lo stupro (Africa), le leggi omofobe (Russia), lo sfruttamento delle persone (Cina), la mancata previsione del reato di tortura (Italia), la pena di morte (alcuni stati degli Stati uniti) se trattasi di valori comunemente accettati in un paese? E se noi li stigmatizziamo siamo razzisti e 
antidemocratici? 
Non mi sottovaluti, non credo che gli Usa e l’Europa vogliano esportare la democrazia con la guerra, ma solo aumentare il loro potere imperialistico e sfruttare materie prime e manodopera a basso costo, per poi lamentarsi se gli altri emigrano. Come vede non esistono domande di destra o di sinistra,ma le risposte si, quelle si che possono essere molto diverse tra loro;

3) una volta stabilito cosa è esecrabile sulla base del nostro vivere quotidiano, anche lei d’altronde riconosce le storture delle dittature occidentali e orientali, cosa facciamo? Facciamo un embargo culturale ed economico contro tutti e anche contro noi stessi, oppure decidiamo di intraprendere una battaglia (civile) alla volta, senza pregiudizi e ideologie? Per prima cosa lo possiamo fare con il voto (quando ce lo permettono) e 
secondo, quale con la battaglia è più civile ovvero con il dialogo e il confronto. Non credo che riusciremo mai a parlare un linguaggio universale, un esperanto della conoscenza prima e del rispetto reciproco dopo.

Con immutata stima

Alessandro

bandiera della paceLeggo con attenzione la replica di Alessandro e la trovo piena di legittimi interrogativi e anche, di nuovo, di qualche fraintendimento.  Io non sono indifferente ai “valori”. Ho detto che nei nostri valori, in generale, credo. E sono pronto a battermi (e lo faccio) per affermarli. Qui da noi, in Occidente, visto che, qui da noi, in Occidente, essi sono molto più frequentemente violati che realizzati. Non sono neutrale e credo sia necessario non esserlo. In questo sono rispettoso di altri punti di vista, ma non sono un “pacifista etico”. Nello stesso tempo sono per intensificare la discussione con le altre civilizzazioni e culture per verificare differenze e convergenze e le vie per lo sviluppo di un confronto costruttivo. Penso che questo sia saggio e utile e che debba essere pensato come un processo senza fine. 
Ma sono convinto che ci sono differenze, storiche e culturali, che non possono essere cancellate. I tempi delle storie dei popoli sono lunghi e diversi.
Non c’è atto di volontà e imperativo morale che possano modificarli. La morale non è applicabile ai processi storici (questo io penso), ma soltanto agli atti concreti che vengono compiuti da individui concreti in un dato momento. Voglio dire che non è nemmeno giusto applicare i criteri della morale odierna agli atti compiuti qui in altre epoche storiche. 

Dunque bisogna essere realisti e pragmatici e, dove non si può modificare, limitarci a capire, o tentare di capire, gli altri. 
L’infibulazione è per me orribile.  Ma non è accettabile, sotto nessun profilo, imporre le mie regole a uomini e donne che si trovano immersi in quelle credenze senza averle scelte, ma solo perché le hanno ereditate. Se lo farò, eserciterò una violenza su di loro. Che sarà per essi incomprensibile e ingiusta. Un’altra violenza per eliminare una violenza. 

Questo è il contrario del progresso culturale e morale. Potrò – se ne sarò capace – avviare un processo di “acculturazione” che consenta a quella civiltà di avvicinarsi, se ne sarà capace, volontariamente, a un superamento della “propria” violenza. Eccetera. o che questo è molto difficile, tremendamente difficile. Ma penso che questo sia utile anche a noi, per capire gli altri. 

L’Occidente non solo non è stato capace di tentare questa strada, ma l’ha rifiutata. In ciò mostrando la propria incultura. Una incultura non meno violenta anche se esercitata in nome di una civilizzazione. Peggio: l’Occidente non ha ancora compreso di essere divenuto minoranza e di essere in procinto di divenire sempre più marginale. Poiché rifiuta di capire la realtà presente, l’Occidente sta diventando sempre più prepotente e violento, dimenticando così i propri “valori”. Un bel guaio. 

Spero che le altre civilizzazioni ci costringano a fermare la nostra presunzione e le nostre pulsioni belliche. Di una cosa sono certo. L’Occidente ha portato il mondo sull’orlo del precipizio. Non sarà la cultura dell’Occidente a salvarlo. Non da sola. Di questo sono assolutamente certo. 
Cordiali saluti