I recenti arresti dell’esponente del Pd messinese Genovese, di alcuni degli anelli di congiunzione fra sistema politico e criminalità organizzata (Dell’Utri e Scajola), e dei tangentari incredibilmente redivivi a vent’anni e più di distanza (Greganti, Frigerio e C.) gettano una luce veritiera su quello che, da tempo, è diventato il sistema politico italiano. A questi importanti episodi di cronaca politico-giudiziaria si accompagna il pervicace sforzo del governo Renzi-Alfano-Berlusconi di liquidare la Costituzione italiana e lo Stato di diritto, insieme alla rappresentanza politica dei cittadini e a quanto resta (molto poco) dei diritti dei lavoratori.

Il tutto risponde a un disegno organico, per quanto estremamente miope e precario. A questa classe politica, privata di ogni capacità di indirizzo dell’economia per effetto dello spostamento del potere reale verso l’Europa e i centri di potere finanziario, non resta che continuare ad operare sconsiderate privatizzazioni (da ultimo perfino le Poste) e promuovere grandi opere inutili, come la Tav, e grandi eventi altrettanto inutili come Expo 2015. Si sperperano miliardi e si costringono al lavoro schiavistico e non retribuito i precari: da questo punto di vista la vicenda dell’Expo è esemplare.

Il tutto al fine di “fare cassa”. Fare cassa per l’erario, dissanguato dall’evasione fiscale, da un sistema impositivo iniquo e non conforme all’art. 53 della Costituzione, da una spesa pubblica scarsamente efficiente e in buona parte destinata a soddisfare gli appetiti infiniti delle cricche (da ultimo si segnala, con l’Espresso di questa settimana, l’affitto da parte dell’Agenzia delle Entrate di un deposito di 50mila metri quadri di proprietà di una signora vicina al potere politico e allo stesso direttore dell’Agenzia Befera, per la modica somma di 50 milioni di euro). Fare cassa, mediante il sistema delle tangenti, per i partiti e i centri e centrini di potere, o anche solo i singoli. Dalla mignottocrazia di berlusconiana memoria siamo passati alla mignattocrazia, centinaia di parassiti che succhiano la linfa vitale della Repubblica per alimentare i loro conti in banca ed oscuri traffici.

Inutile nominare un giurista stimato come Cantone a vigilare sulle tangenti, quando in tutti questi anni, da Tangentopoli in poi, la classe politica ha fatto di tutto per manomettere e sabotare il sistema normativo destinato a prevenire la corruzione. Lo stesso Cantone peraltro ha denunciato con chiarezza l’inutilità della legge anticorruzione esistente e quella di operare, con logica tipicamente renziana di immagine e fumo senza arrosto, in relazione a singoli episodi, come l’Expo, senza adottare misure di carattere generale.

Per dare un futuro all’Italia dobbiamo liberarci di questa classe politica parassitaria e incapace, e delle sue appendici: alti burocrati civili e militari, imprenditori privi di spirito imprenditoriale e che vivono solo sullo sfruttamento accanito dei lavoratori e i fondi pubblici, salvo trasferire armi e bagagli all’estero quando gli conviene. Marchionne docet.

Oggi questa classe politica sta mettendo in atto l’ennesima sceneggiata, per far credere, dopo che da sempre è bovinamente subalterna ai diktat economici della Germania e della finanza, di essere critica nei confronti di questa Europa. Si va dal guitto Renzi che riscopre nientemeno che l’invettiva contro le banche, dopo averle favorite in tutti i modi a livello sia nazionale che europeo, ad Alfano che addossa sull’Europa tutte le responsabilità dello sterminio dei migranti periti in mare, all’incredibile faccia tosta di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che si riscoprono antieuropeisti per cavalcare opportunisticamente la giusta indignazione contro questa Europa.

Ma la gente non è stupida. Un neoliberista onesto e di una certa levatura intellettuale come Zingales ha affermato giustamente che solo Lista Tsipras e Verdi rappresentano un’alternativa radicale a questa visione di Europa. Aggiungiamo, sul piano nazionale, il Movimento Cinque Stelle che, sia pure non senza qualche contraddizione, sta dando voce all’indignazione degli italiani, e al cui interno operano forze vive e importanti che bisogna augurarsi prevalgano nel Movimento e con le quali è indispensabile cooperare per il bene comune.

Il 25 maggio si volta comunque pagina. I popoli europei, e fra di essi il popolo italiano, non si arrendono alla mignattocrazia in tutte le sue forme, da quelle tipicamente italiane (ma non solo) della corruzione e dell’accordo con la criminalità, a quelle europee e globali della subalternità alla finanza parassitaria.