“Cercano di salvare Alessandra Moretti, ma la rete non perdona #morettibugiarda“. Su Twitter è l’hashtag del giorno – lanciato dal blog di Beppe Grillo – quello che si scaglia contro la ex portavoce di Pierluigi Bersani e deputata del Pd, che giovedì sera è stata protagonista dello scontro a Otto e mezzo col vicepresidente della Camera del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio. Un battibecco in cui l’esponente M5s ha attaccato la parlamentare dem sui candidati indagati del Pd, il bilancio 2013 – che non c’è – del suo partito e il voto per l’arresto di Francantonio Genovese. Un botta e risposta che si è concluso con l’annuncio di querela da parte di Di Maio nei confronti di Moretti, che lo ha accusato di usare “la carta intestata della Camera per cercare il consenso degli imprenditori.

La polemica in rete è scoppiata soprattutto a seguito delle dichiarazioni della deputata in merito alla rendicontazioni del Pd che, dice, sono pubblicate sul suo sito. Tuttavia ha aggiunto, a causa dei troppi accessi, durante la trasmissione di Lilli Gruber, la piattaforma web non sarebbe stata accessibile. Da lì scatta l’hashtag: secondo alcuni la deputata non avrebbe rinnovato l’abbonamento. Altri, al contrario, postano la copia cache del suo sito e dimostrano che era online anche prima della trasmissione. Uno screenshot che tuttavia, tecnicamente, non dimostra che il pagamento fosse stato rinnovato. Insiste sul non funazionamento del sito lo stesso Di Maio che sul blog di Grillo scrive: “La Moretti risponde che le spese elettorali della sua campagna sono sul suo sito internet sin da ora. Falso: il suo sito è disabilitato e non c’è traccia di rendicontazioni. Forse perché dovrebbe dichiarare anche la cena elettorale con il Presidente della Maltauro spa, azienda inquisita nell’inchiesta Expo e il cui proprietario è stato arrestato. Tra l’altro chiede che il Movimento 5 Stelle debba rendicontare sin da ora le spese elettorali. Come si faccia a rendicontare spese ancora non sostenute, mi sfugge”. E anche Giulia Sarti su Twitter risponde a Moretti: “Falso Alessandra. Il sito è scaduto in piena campagna elettorale. Troppe rendicontazioni?”. 

Il botta e risposta online prosegue e Moretti si difende su Twitter: “Secondo Giulia Sarti mio sito è scaduto il 2 maggio.E allora perché ieri (15 maggio, ndr) era online? Basta con il dossieraggio a 5stelle. Una setta complottista”. Spiega che “il dominio è stato rinnovato a fine aprile, ripeto è un problema di server! il registro si aggiorna entro un mese”. E in mattinata posta uno screenshot del suo sito: “Online fino a ieri e crashato per troppi accessi”. C’è da dire, però, che delle rendicontazioni contestate non c’è traccia sulla piattaforma.

Torna sul punto sul blog di Grillo lo stesso Di Maio: “Sui rimborsi elettorali presi dal Pd alle ultime elezioni politiche (46 milioni di euro) la Moretti risponde dicendo che “il pd ha un bilancio certificato disponibile online“. Falso! Sul sito del Pd non è disponibile proprio il bilancio che dovrebbe rendicontare i rimborsi elettorali in questione, il bilancio 2013 non c’è. Inoltre fate sapere ai vostri elettori che fine hanno fatto i 4.600.000 euro che avete incassato alle ultime primarie (con i 2 euro dei cittadini) di cui avete dichiarato spesi solo 1.100.000 euro e di cui non esiste alcun rendiconto ufficiale”. Il vice della Camera infine, risponde anche all’accusa di Moretti secondo cui “Di Maio usa la carta intestata della Camera per cercare il consenso degli imprenditori”. “Falso – replica il parlamentare M5s  -. Io rispondo alle lettere degli imprenditori che mi scrivono e che voi avete abbandonato. E lo faccio sempre a spese mie (compro i francobolli). Nonostante riceva oltre 50 tra email e lettere ogni giorno, di imprenditori disperati e cittadini disoccupati”. Per parte sua, Di Maio su La Nuova Sardegna fa marcia indietro su Soru, che aveva accusato di essere indagato per riciclaggio. Si tratta invece di agiotaggio. Sono “due illeciti diversi e ne sono consapevole”, dice al quotidiano.