Cinquanta sfumature di rosso. Sbocciano cappelli e fioriscono acconciature insieme ad Orticola, la mostra mercato, un pot pourri di fiori e piante ai Giardini Indro Montanelli di Porta Venezia a Milano. Il tema di quest’anno è “Il Giardino della rosa italiana” e la madrina e ideatrice, Francesca Marzotto Caotorta, aveva un cerchietto di petali rosso rubino. Roba da educanda visto il trionfo di rigogliosi vasi scambiati per copricapi, di giardini rampicanti su scollature. Ogni sciura ha il suo bel davanzale en fleur. In fondo il ‘green’ fa molto pop (nel senso di popolare) e chic.
Rose e farfalle, non in testa, ma al collo, stampate sui foulard ‘chiffonosi’ della creativa Benedetta Setti. Vanno a ruba.

Passato il week end, i fiori appassiscono ma non Micaela Poss, la coriacea pr che in pochi anni ha trasformato l’appuntamento che all’inizio interessava solo i pollici(ni) verdi in un happening degna succursale del londinese e tradizionale Chelsea Flower Show, tanto caro alla corte (dei miracoli) inglese.

Audace è stato Giovanni Nuvoletta e solo una lettera lo distingue da un illustre quasi omonimo: il conte dandy Giovanni Nuvoletti, maestro d’eleganza e secondo marito di Clara Agnelli, sorella dell’Avvocato. Un paio d’anni fa ha trasferito il suo caseificio dal casertano a Pogliano Milanese, nell’hinterland milanese. Dove ha inaugurato un nuovo format di risto con vista su caseificio. Presente un acquario? Solo che al di là del vetro al posto di squali e pesci martello ci sono i ‘mozzarellari’, in asettici camici bianchi da sala operatoria, che impastano, filano, mozzano e preparano bocconcini di mozzarella caldi e fumanti.

I tre figli di Giovanni, Lorenzo, Angelo e Ciro, di giorno studiano alla Università Cattolica, di sera servono ai tavoli. Di loro fresca ideazione è anche lo slogan ‘Amozzarella‘. Agrodolce aggiunge Nuvoletta: “Di questi tempi c’è più richiesta di mano d’opera di casari che di manager da 110 e lode”.

Nuvoletta come il conte Nuvoletti del mangiare gourmet ne fa quasi un culto ed è pronto a sbarcare a Miami e a Londra. Intanto stringe nuove alleanze con il fashionista Lorenz Bach, 25 concept store in tutti i cantoni, ma “farmer” di tradizione centenaria.

In tempi bui di crisi globale, mozzarella alla diossina e timori che le bufale si approvvigionino nella Terra dei fuochi, Nuvoletta e Lorenz la buttano in vacca e si preparano al grande lancio: la mozzarella di Gstaad. E la mucca più bella del reame con la sue mammelle gonfie di latte (9500 litri in un anno) ha pure vinto il contesto di Swiss Expo. “E cosa c’è di più genuino del buon latte svizzero che lì costa meno di un litro di acqua minerale?”, chiosa Fabiana Piantieri, guru da palato della trattoria contemporanea milanese ‘Nun è peccato’. Mentre Gianni Biggi, napoletano e guru dell’hotelerie cantonale, con animo da poeta: “Mozza, mozza, mozzarella. Una storia che inizia con la Magna Grecia, quindi una tradizione più che millenaria che, unita al prodotto primo, il latte dei pascoli svizzeri, di mucche lattiere anche esse selezionate nei secoli, con il rigore che bisogna riconoscere al popolo elvetico, producono il non plus ultra dei prodotti slowfood. Una mozzarella è tale quando, schiacciandola con il dito, piange lacrime di latte e noi lacrime di gioia mentre la gustiamo: alla caprese, all’ischitana, con un pacchero di Gragnano, complici basilico e pomodorini del Piennolo”.
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