Annullate le delibere che contestavano ai partiti eletti in Regione Emilia Romagna di aver speso in maniera irregolare, nel 2012, 1,8 milioni di euro. E’ stata sconfessata da una sentenza della Corte Costituzionale l’indagine condotta dalla Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, che ad aprile 2013 aveva comunicato ai nove gruppi consiliari, nessuno escluso, dal Pd al Pdl, oggi Forza Italia, dalla Lega Nord all’Udc, di aver rilevato “carenze e irregolarità” nei rendiconti relativi all’anno 2012. Al Partito Democratico, in particolare, erano stati contestati 673.000 euro, al Pdl 390.000, 193.000 alla Lega Nord, 147.000 all’Italia dei Valori, 126.000 per Sinistra Ecologia e Libertà, 98.000 per il Gruppo Misto, 90.000 per Federazione della sinistra, 87.000 al Movimento 5 Stelle e 48.000 all’Udc. Dopo i ricorsi presentati dalla Regione Emilia Romagna, ma anche dal Veneto e dal Piemonte, la Consulta, con la sentenza numero 130 del 2014, ha infatti reso nulle entrambe le delibere con cui la Sezione informava gli eletti delle irregolarità riscontrate: quella del 12 giugno 2013 n.234, che conteneva, in allegato, nove elenchi di spese giudicate “non rimborsabili”, tra cui viaggi, cene, consulenze e contratti di lavoro per il personale, e quella del 10 luglio 2013 n.249, che sollecitava l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa “a provvedere nei termini di legge” sui rendiconti 2012.

“Il rendiconto delle spese dei gruppi consiliari costituisce parte necessaria del rendiconto regionale – scrive la Corte Costituzionale, richiamando una precedente sentenza sull’argomento, la 39/2014 – il sindacato della Corte dei conti assume come parametro la conformità del rendiconto al modello predisposto in sede di Conferenza Stato Regioni e deve pertanto ritenersi documentale, non potendo addentrarsi nel merito delle scelte discrezionali rimesse all’autonomia politica dei gruppi, nei limiti del mandato istituzionale”.

Una boccata d’aria fresca per il Consiglio regionale, che recentemente, sempre dalla Sezione di controllo regionale della Corte dei Conti, si è sentito chiedere la restituzione di 150.000 euro, spesi nel 2013, secondo i magistrati contabili, in maniera “irregolare”. “L’anno scorso – spiega Palma Costi, presidente dell’Assemblea legislativa regionale – decidemmo di ricorrere alla Corte costituzionale perché convinti di essere sempre stati dalla parte delle regole. Abbiamo evitato polemiche, continuando il nostro lavoro istituzionale con serenità, convinti che i meccanismi previsti dalla Costituzione permettano di arrivare a stabilire come stiano realmente le cose. Vale la pena di ricordare che la sentenza di oggi si aggiunge alla numero 39 di poche settimane fa e che in entrambi i casi è stata riconosciuta la fondatezza dei ricorsi presentati dalle Regioni”.

Aperta rimane, tuttavia, la questione dei rendiconti relativi al 2013 e dei 150.000 euro da restituire. Per quelli, infatti, la sentenza della Consulta non ha ‘effetto’, e i partiti stanno valutando la strada del ricorso al Tar, che dovrebbe annullare la delibera. Primo fra tutti Andrea Defranceschi, che a causa dei 21.980 euro che la Sezione di controllo gli ha chiesto indietro, “utilizzati – precisa – per pagare gli stipendi di due collaboratori”, è stato sospeso dal Movimento 5 Stelle. “Sono convinto di ricorrere al Tar perché è una questione di etica, e non voglio che ci siano macchie sul modo in cui vengono utilizzati i soldi pubblici – spiega l’ex capogruppo a 5 Stelle – credo che la sentenza della Consulta spiani la strada al ricorso che presenterò, perché sancisce un principio sulla discrezionalità delle scelte politico – amministrative, che non hanno nulla a che vedere con il danno erariale o con il peculato, giustamente perseguiti dalla procura”.

“A me la Corte dei Conti ha contestato 10.000 euro, che riguardano soprattutto la scelta di utilizzare la rassegna stampa redatta quotidianamente dalla Press Line – spiega la capogruppo dell’Idv Liana Barbati – quell’abbonamento io l’ho sottoscritto perché appartengo a un gruppo piccolo, che non ha consiglieri in ogni provincia e in qualità di consigliere regionale devo seguire tutta la regione, per cui la rassegna stampa fornita dalla Regione non è sufficiente. Sicuramente ricorrerò al Tar, quindi, perché quella contestazione mi sembra poco corretta”.

“A noi è stata contestata una cifra molto bassa – commenta anche Gian Guido Naldi, capogruppo di Sel – tuttavia siccome si tratta di affermare un principio credo che alla fine ci comporteremo come gli altri partiti, e ricorreremo al Tar”. Ma nemmeno sui rendiconti del 2012, oggetto della sentenza della Consulta, però, i partiti della Regione si sentono così tranquilli. Del resto, gli scontrini e le fatture che secondo i magistrati contabili riguardavano pagamenti effettuati in maniera irregolare dai partiti con i soldi dei contribuenti sono stati inviati alla Procura della Repubblica di Bologna, già al lavoro sulle spese dei gruppi consiliari tra la metà del 2010 e la fine del 2011. Un’inchiesta penale che vede iscritti, nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di peculato, tutti i consiglieri che nel periodo in esame rivestivano la funzione di capogruppo.