Dal salottino del Marcovaldo, la libreria-cafè-bistrot italiana nell’Haut Marais che coccola e fa sentire a casa expat e non, al palcoscenico del Gibus, a pochi passi da Place de la Republique, le punte di diamante del nuovo cantautorato italiano tornano a deliziare con le loro dolci note vintage il pubblico parigino. Dente, Brunori, Colapesce, DiMartino, Zen Circus, L’Orso e Lo Stato Sociale, sono loro gli artisti che animeranno il weekend nella Ville Lumière, ospiti del Festival Maggio.

“L’idea del festival è nata per venire incontro alle sempre più frequenti richieste di un pubblico italo-parigino desideroso di vedere e sentire a Parigi i suoi artisti preferiti, ma anche e sopratutto per fare conoscere in Francia le nuove tendenze della musica italiana” spiegano gli organizzatori.

Se per i francesi infatti musica italiana uguale Laura Pausini, Eros Ramazzotti, “Volare oh oh oh”, ecco una buona occasione per esportare la cultura della landa italica, abbattendo qualche stereotipo e quei facili cliché di pizzamandolinoeuéué. Far conoscere in questo modo quella “musichetta leggera” che dai club più nascosti d’Italia si sta facendo sempre più spazio anche tra i pubblici più disparati. E non solo tra i cosiddetti hipster, etichetta se possibile ancora più obsoleta di indie, ma anche tra le molte orecchie attente ai nuovi movimenti di rinnovamento musicale, che vanno al di là delle proposte più commerciali e mainstream. Un assaggio di tricolore, in salsa escargottiana.

A Parigi è facile imbattersi in concertini di artisti sconosciuti, magari perdendosi tra le vie più nascoste di Montmartre o zigzagando per il Canal St Martin. È normale  assistere a performance più o meno gradevoli in metro, in particolare a Chatelet, dove l’acustica è migliore e ci sono persino concorsi indetti dalla Ratp (il servizio dei trasporti dell’Ile de France) per selezionare i musicisti che si esibiranno in determinati periodi. Non è per nulla sbalorditivo aiutare giovani con arpe incastrati tra i tornelli della metro, o imbattersi in jam session agli angoli delle strade più disparate. Ed è semplice anche aver l’occasione di assistere a concerti privati in appartamento, come quelli proposti dai ragazzi del Labo – Laboratoires de Curiosités, associazione culturale che organizza sessione musicali la domenica pomeriggio, cosa abbastanza inusuale nel Belpaese, dove ad ogni pié sospinto i vicini si lamentano per il rumore.

Sarà per la tradizione naif che caratterizza la città, sarà che la cultura rimane ancora uno dei perni fondamentali della società e lo Stato continua ad avere occhi di riguardo a proposito, anche se in maniera minore rispetto a passati tempi di gloria (non è l’Eldorado nemmeno la Francia, è bene ricordarlo), sarà, ma un artista francese è un po’ più avvantaggiato rispetto al cugino italiano, senza tasse e Siae da capogiro che smorzano ogni entusiasmo.

Appuntamento al Maggio allora, un’altra schitarrata italiana è possibile, senza macchie di mozzarella e pummarola.

Linda Ferrondi