Francantonio Genovese è il sesto deputato nella storia repubblicana di cui la Camera ha concesso l’arresto. Dei precedenti solo due finirono realmente in carcere, tre riuscirono a fuggire dall’Italia prima di essere portati dietro le sbarre.

Il primo caso fu quello di Francesco Moranino nel 1955. Era un ex partigiano eletto a Montecitorio con il Pci. Fu accusato di omicidio plurimo aggravato per l’eccidio di un gruppo di agenti delle truppe alleate che erano stati scambiati dai partigiani per spie naziste. Moranino però non fece nemmeno un giorno di carcere: fuggì in Cecoslovacchia prima di essere condannato all’ergastolo per gli omicidi. In seguito emersero dubbi sulla sua colpevolezze e l’allora Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, commutò la pena in dieci anni di reclusione. Moranino si rifiutò di tornare e rimase a Praga. Nel 1965 Giuseppe Saragat decise di graziarlo.

Poi nel 1976 fu la volta di Sandro Saccucci, Deputato del Movimento sociale, fu accusato di aver ucciso un ragazzo durante gli scontri che esplosero durante un suo comizio a Sezze Romano. La Camera concesse l’autorizzazione all’arresto ma Saccucci riuscì a fuggire in Gran Bretagna, poi in Francia e successivamente in Spagna e in America del Sud.

Nel 1983 vi fu il celebre caso di Toni Negri, filosofo e teorico della lotta anticapitalista, arrestato nel ’78 con l’accusa di essere la mente del terrorismo rosso. Nel 1983 Marco Pannella gli propose di candidarsi alla Camera con i Radicali durante il periodo di carcerazione preventiva. Una volta eletto, Negri fu scarcerato ma pochi mesi dopo la Giunta concesse l’autorizzazione all’arresto. Negri fuggì in Francia, tornò nel 1997 in Italia per finire di scontare la sua pena.

Nel 1984 la Camera autorizzò l’arresto del deputato del Movimento Sociale Italiano Massimo Abbatangelo. Accusato di detenzione illegale di materiale esplosivo che sarebbe poi servito per la strage del Rapido 904. Nel 1991 Abbatangelo fu condannato in primo grado all’ergastolo per aver fornito l’esplosivo agli stragisti e fu assolto in appello dal reato di strage, ma fu condannato a sei anni di reclusione per detenzione dell’esplosivo. Fu il primo a scontare effettivamente il carcere dopo la condanna.

L’ultimo caso prima di quello di Genovese risale al 2011. Il magistrato napoletano Alfonso Papa, eletto con il Pdl e coinvolto nello scandalo P4, subì l’arresto dopo che la Camera concesse l’autorizzazione. Si consegnò ai finanzieri e fu trasferito a Poggioreale. Rimase in carcere per 101 giorni, poi gli furono concessi gli arresti domiciliari. In seguito, nel 2012, il tribunale del riesame dichiarò illegittimo il suo arresto.