Sulle “mazzette” dell’Expo, che poi a ben vedere erano un sistema coordinato tra noti centri di potere come quello formigoniano e consolidate lobby economiche bipartisan, il nostro Presidente del Consiglio ha detto testualmente di provare un “sentimento di sbigottimento” per il riaffiorare di qualcosa che doveva essere morto e sepolto. E naturalmente avanti tutta per agganciare questa “imperdibile opportunità” e per sconfiggere “la logica distruttiva e sfascista” ed è superfluo aggiungere a chi si rivolge.

Se Matteo Renzi si definisce “sbigottito” noi non abbiamo motivo di dubitarne, ma politicamente, è un’affermazione che, se in buona fede, conferma la cecità più che la miopia nei confronti dello stato reale del Paese: basterebbero i dati di Trasparency sulla corruzione, riportati ancora una volta opportunamente da Sergio Rizzo, che nel ’92 ci collocavano al 33° posto e che 18 anni dopo ci hanno visto scendere al 69° grazie all’attivismo “famelico” dei soliti noti, tutt’altro che “improbabili”. E Rizzo ha anche bocciato i rimedi affidati a miracolistiche “task force anticorruzione” ricordando che “tutti devono fare la loro parte”, ma soprattutto la politica che ha ridotto l’Expo “come una fiera di paese per gestire posti e affari”.

L’errore più grave di Matteo Renzi e del suo inner circle, che denota anche un tasso preoccupante di arroganza e di negazione della realtà è l’ostinazione nel tacciare di antipolitica chi ha criticato da subito la gestione di Expo e si stupisce e/o si indigna per “lo sbigottimento”. Sarebbe interessante sapere che cosa potrebbe obiettare nel merito alle accuse che arrivano da Stefano Boeri, architetto ed urbanista nonché ex assessore alla cultura della giunta Pisapia, che ha dichiarato in un’intervista al Corriere di “essere un ostacolo per il mondo delle lobby economiche, inclusa la Lega delle Cooperative, e per la rete di potere di Formigoni e di Infrastrutture Lombarde e per questo di essere stato fatto fuori dalla politica”. E precisa come “si siano create da subito le condizioni ideali perché questo meccanismo di corruzione si mettesse in moto” in primo luogo con “la scelta di organizzare l’evento su un’area privata”, cosa mai avvenuta prima mentre “le aree alternative c’erano eccome.”

Una constatazione in sintonia a quello che sostiene da sempre il M5S e che avrebbe implicato anche l’uso di terreni pubblici inutilizzati nonché una drastica riduzione del “carico volumetrico pari a 18 grattacieli Pirelli che nessuno mai realizzerà e soprattutto acquisterà perché con un prezzo 16 volte superiore al valore di quelle aree agricole”.      

Dalla realizzazione “dell’evento sobrio” che il Pd aveva annunciato in campagna elettorale si è passati al megacomplesso faraonico di cementificazione che ha divorato ancora terreno in una delle aree più cementificate (ed inquinate) d’Europa e del progetto iniziale di Boeri che prevedeva gli spazi verdi dedicati alle coltivazioni dal mondo, “rimane molto poco, purtroppo”.

“L’unica condizione perché non finisca in modo catastrofico, preso atto dello “snaturamento” del progetto iniziale, secondo Boeri, è che ci sia un drastico “ridimensionamento” del progetto e rimanga l’idea di “un grande parco agroalimentare” che dopo il 2015 tenga vivo un polo ispirato a “ricerca, cultura, turismo, intrattenimento”.

L’avanti tutta di Renzi e dei partiti sulla mole cementificatoria e l’accelerazione dei lavori con la “semplificazione delle procedure”, che rimanda tristemente all’attivismo senza controlli del commissario straordinario Bertolaso al quale FI ha fatto incredibilmente riferimento, non sembra andare nel senso del ridimensionamento e del recupero tardivo della “sobrietà”.

Per mandare avanti inalterato il mega spot sulla “nutrizione del mondo” che, senza un progetto autentico e coerente con le emergenze ambientali e i cambiamenti climatici, “nessuno sa cosa sia” come ha detto a Piazzapulita Carlo Freccero se non “una mega-speculazione su un’area vastissima senza un progetto” ci si aggrappa ai “ritorni” mirabolanti in termini di introiti e di occupazione.

Ma economisti ed analisti, non ascrivibili all’esecrata area dell’ “antipolitica”, come Marco Magnani dell’ Harvard University ed il bocconiano Perotti riguardo all’Expo e alle cifre, parlano di ricadute economiche sovrastimate. Come riporta Ilfattoquotidiano.it, Roberto Perotti, editorialista de Il Sole 24 Ore mette in guardia da quello che definisce “l’effetto di una ubriacatura collettiva” e viceversa ridimensiona drasticamente l’entità delle penali in caso di azzeramento o riduzione  dei progetti faraonici: lo Stato potrebbe pagare quasi niente perché i contratti risultano truccati e gonfiati dalle mazzette sono giuridicamenti nulli per vizio assoluto.

Ora “l’affare da 14 miliardi che nessuno ha osato criticare, partiti, sindacati, industriali” è entrato pesantemente nella campagna elettorale e al maggiore partito di governo che cavalca il rinnovamento e la speranza converrebbe maneggiarlo con molta prudenza, dopo averlo gestito con troppa disinvoltura.