Dopo il referendum separatista di domenica 11 maggio nelle regioni sudorientali dell’Ucraina, in cui ha vinto il “sì” all’indipendenza (risultato contestato e non riconosciuto da Kiev, Usa ed Europa), Mosca ha chiesto di esaminare a a livello internazionale la situazione di queste regioni prima delle elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio. 

Il Cremlino accusa il governo di Kiev di non voler “avviare un dialogo reale con i rappresentanti delle regioni sud-orientali del Paese” e sostiene che “il mancato desiderio” di dialogo “rappresenta un ostacolo sulla via della de-escalation” della crisi. Mosca dichiara poi di augurarsi che “in conformità con gli accordi di Ginevra del 17 aprile e con la road map dell’Osce“, Unione europea e Stati Uniti “useranno la propria influenza sugli attuali dirigenti di Kiev affinché le questioni dell’ordinamento statale e del rispetto dei diritti delle regioni siano discusse prossimamente”. Se il governo di Kiev ritirerà le proprie truppe dal sud-est del Paese, nel rispetto della road map, fa sapere ancora il Cremlino, anche “i leader delle ‘forze di autodifesa” di Donetsk e di Lugansk dovranno “reagire in modo adeguato”. Secondo la Russia, “occorre togliere gli assedi ai centri abitati e ritirare le forze regolari e altre formazioni militari come quelle di Pravi Sektor (un gruppo paramilitare nazionalista ucraino, ndr.) e i mercenari”. Mosca sottolinea quindi che “in conformità con la road map bisogna liberare tutti i detenuti politici” e “smettere di intimidire la popolazione civile con l’uso della forza”. 

“Accettiamo tutti i contributi, compreso quello dell’Osce”, ha fatto sapere il premier ucraino Arsenij Yatsenyuk. “Il governo ucraino privilegia la propria road map” per superare la crisi nel Paese, ha aggiunto, ed “è felice che il proprio piano abbia numerosi punti in comune con quello proposto dall’Osce, ma il processo deve essere guidato dall’Ucraina”. 

Il ministero degli Esteri russo ha definito il referendum per l’autonomia di domenica “un chiaro segnale” rivolto a Kiev della “profonda crisi di comprensione reciproca”. Nella consultazione circa il 90 per cento degli elettori ha votato a favore di una sovranità propria delle regioni di Donetsk e Lugansk, che lunedì 12 maggio hanno dichiarato l’indipendenza. La prima si è spinta anche oltre e ha chiesto l’annessione alla Russia. Ipotesi che il Cremlino al momento non ha mostrato di avallare, al contrario di quando avvenne con la Crimea a marzo. 

Nuovi scontri nelle regione di orientali – Si combatte a Kramatorsk, nella regione di Donetsk che lunedì aveva chiesto l’annessione a Mosca. Sono sei militari ucraini uccisi in un’imboscata dei miliziani filorussi. Lo afferma il ministero della Difesa ucraino. Secondo fonti degli insorti, nello scontro i morti sarebbero stati addirittura una ventina.

Sempre nella regione di Donetsk, sostiene la testata online Novosti Donbassa, i filorussi avrebbero catturato il colonnello ucraino delle truppe del ministero dell’Interno Iuri Lebed. La notizia è stata ripresa anche dall’agenzia di stampa statale ucraina Ukrinform, ma al momento non ci sono conferme ufficiali. Lebed in servizio in Crimea, si era rifiutato di passare nelle forze armate russe dopo l’annessione della penisola a Mosca.

Nella regione di Lugansk invece il leader separatista Valeriy Bolotov è stato ferito in un agguato. Insieme al leader separatista di Donetsk aveva avviato questa mattina colloqui per l’unione delle due “repubbliche popolari” dopo l’esito del referendum e la dichiarazione di indipendenza da Kiev.

La trattativa sul gas – La Russia ha presentato all’Ucraina il conto anticipato per le forniture di gas del mese di giugno: 1,66 miliardi di dollari, tenendo conto del nuovo prezzo di 485 dollari per mille metri cubi. Lo ha reso noto il portavoce di Gazprom Sergei Kuprianov, ricordando che se Kiev non pagherà il conto in anticipo, ovvero entro il due giugno considerato, il tre il flusso verrà interrotto. “Il debito complessivo dell’Ucraina ha raggiunto i 3,505 miliardi di dollari e nessuno può mettere in dubbio che questa sia una ragione oggettiva per chiedere il pagamento anticipato”, ha aggiunto Kuprianov.

Il governo ucraino ha risposto dicendosi pronto a  portare la Russia al tribunale arbitrale internazionale di Stoccolma “se non applicherà prezzi di mercato” alle forniture di gas. Lo ha fatto sapere il premier ucraino Arsenij Yatsenyuk al termine di un incontro con il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso a Bruxelles. Il premier ha poi accusato Mosca di avere “derubato” l’Ucraina, con l’annessione della Crimea, “delle sue proprietà, di società petrolifere e del gas, di giacimenti di gas” per miliardi di dollari, ha aggiunto il premier. 

Intanto l’Unione europea ha fatto sapere che per pagare il gas comprato dalla Russia potrà essere usato il pacchetto di assistenza finanziaria destinato a Kiev. I fondi sono stati stanziati “per le necessità finanziarie esterne” dell’Ucraina, ha chiarito il portavoce del commissario Ue agli Affari economici, Siim Kallas, e i debiti per la fornitura di gas “fanno parte di questi bisogni finanziari”. L’accordo da un miliardo di euro in aiuti europei per il governo di Kiev e per assistenza alla costruzione delle istituzioni del Paese. Gli aiuti sono vincolati all’impegno del governo ucraino a riforme economiche e fiscali.

Il tavolo di unità nazionale – Il 14 maggio nella sede del Parlamento ucraino vi sarà la prima seduta del tavolo di unità nazionale annunciato il 9 maggio scorso dal premier ucraino Iatseniuk per provare ad affrontare la crisi. Parteciperanno all’incontro, tra gli altri, i ministri, candidati alle presidenziali e presidenti di amministrazioni regionali e consigli regionali. I rappresentanti dei separatisti filorussi non sono stati invitati.

Le elezioni del 25 maggio – Secondo il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, le elezioni europee del 25 maggio giocheranno “un ruolo cruciale” nella percorso di uscita dalla crisi in cui e’ precipitata la repubblica ex sovietica. La stessa cancelliera Angela Merkel ha ribadito oggi il suo interesse per le elezioni.