No, non è tutto rimasto come vent’anni fa in questa Tangentopoli formato Expo, che ci rammenta – anche nei nomi di personaggi ormai incanutiti – che la piaga della corruzione in Italia ha continuato a prosperare in grande stile. Una novità c’è. Non c’è più il manto papale sotto cui nascondersi per coltivare il malaffare, invocando la necessità di prestarsi manforte in nome della difesa dei valori occidentali, della tutela della civiltà cristiana o della salvaguardia dei principi non negoziabili. La novità clamorosa si rivela nel lamento irritato dell’ex democristiano Frigerio, che al telefono sbotta: “Non c’è protezione in Vaticano perché là il Papa nuovo se ne strafrega del mondo italiano…”. A un anno dal’elezione di Francesco non poteva esserci sigillo più evidente della svolta da lui operata nei riguardi dell’Italia.

Il Papa ha spezzato il legame malsano con la politica italiana, non c’è più protezione in Segreteria di Stato – con il cardinale Parolin – per fazioni immaginate o autopromossesi come amiche del Vaticano e della religione. Il Papa venuto dalla fine del mondo “se ne strafrega” degli inghippi italiani. La frase di Frigerio val più di un milione di tweet “W Francesco”. Segnala una svolta epocale, il tramonto di una stagione durata settant’anni e prolungatasi persino con l’avvento dei pontefici stranieri. Fossero polacchi o tedeschi, c’era sempre un Segretario di Stato vaticano, un segretario papale o un presidente della Cei che, interpretando la “mente” del romano pontefice (o sostenendo di farlo), intratteneva rapporti di patronato, di alleanza o di vicinanza con pezzi del mondo politico ed economico italiano. Possibilmente dell’area di governo. O di sottogoverno. In una rete di interessi leciti e illeciti, che permettevano a un Balducci – tanto per dire – di arrivare al titolo di “Gentiluomo di Sua Santità”.
Questa storia è finita. Non assisteremo più  – sotto papa Francesco – allo spettacolo di un Andreotti (i cui rapporti politici con la mafia sono stati accertati senza ombra di dubbio, benché penalmente prescritti) ricevuto in pompa magna nell’aula delle udienze papali quale vittima di una ingiusta persecuzione. Né saremo più costretti ad ascoltare un Formigoni, vezzeggiato a suon di euro dai lobbisti, che per aver stretto la mano a papa Ratzinger comunica al mondo (non smentito) che il pontefice tedesco prega per lui.

Finché regnerà Bergoglio questa pagina è voltata. Ed è benefico per la parte del Paese che vuole uscire dalle strette del malaffare e della malapolitica e da impropri travestimenti religiosi. Così come è benefico che il nuovo segretario della Cei, mons. Galantino (scelto personalmente da Francesco), annunci che non tocca agli ecclesiastici farsi avanti per sponsorizzazioni partitiche in occasione delle tornate elettorali. Sarebbe ingenuo però pensare che automaticamente siano già stati recisi i collegamenti trasversali tra gerarchie ecclesiastiche, prelati vaticani, ecclesiastici grandi e piccini e il mondo dei “favori” nella sfera politica, degli enti locali e degli affari: a volte puliti, a volte meno, a volte per niente. Francesco è agli inizi di una battaglia enorme, in cui sono tanti i lupi in paramenti sacri che lo circondano. Non è un mistero che un bel numero di vescovi e cardinali gli rimproveri di capire poco dell’Italia e del ruolo particolare della nostra nazione come “area di sicurezza ” della Santa Sede.
Certo non sarebbe un male se l’associazionismo cattolico e l’intellighenzia credente uscissero dal loro prolungato mutismo e dicessero: “Siamo dalla parte di Francesco e non vogliamo andare indietro, anzi vogliamo tagliare ancora di più i ponti con una pratica di compromissioni, che in chiesa non ha portato un fedele in più”.

Di legami trasversali ce ne sono ancora tanti. Per inerzia, per tradizione, per interesse. Le intercettazioni di Frigerio evidenziano il permanere di cardinali “amici” in Vaticano, ad esempio Versaldi, anche se gli viene rimproverato di non proteggere i ciellini. Molto resta da fare affinché la linea Bergoglio diventi prassi di tutta la Chiesa italiana. Cl potrebbe cogliere l’occasione per una seria e profonda autocritica del suo modo di operare. Non sarà per caso se ogni volta che si scoperchia il pantano in Lombardia appaiono sempre nomi di ciellini eccellenti e invece non si indica mai una “lobby dei pentecostali” o dei seguaci di Lazzati.

Il Fatto Quotidiano, 13 Maggio 2014