L’altra sera a cena quattro commensali lodavano con foga le ‘riforme’ istituzionali promosse dalla vera maggioranza che regge il paese: Renzi e Berlusconi. Il loro ragionamento si dipanava nel modo seguente. “L’Italia ha una serie impressionante di problemi (segue una lunga lista appassionata, in particolare, di diversi tipi di corruzione diffusa in molte istituzioni, dagli ospedali alle università): occorre cambiare strada. Il Paese è fermo da troppo tempo. Occorre una scossa, più velocità, ‘cambiamento’. Perciò viva le riforme di Berlusconi, viva Renzi!”

Ma altri tre amici presenti non erano convinti. Le loro obiezioni hanno creato uno sconcerto crescente fra i commensali. Ha cominciato il primo col notare un “salto logico” nel ragionamento dei ‘renziani’:

[PROBLEMI DELL’ITALIA] => [???] => [SOLUZIONI PROPOSTE]

In altre parole, i nostri commensali non riuscivano a spiegare perché le soluzioni proposte da Renzi e Berlusconi avrebbero risolto o attenuato i problemi invece, per esempio, di aggravarli. L’elenco dei problemi che facevano era perfetto; la lista delle riforme in corso esatta. Il “quindi” che univa i due blocchi, però, era un po’ poco… Mancava il nesso di causalità! I nostri commensali non solo non erano in grado di spiegarlo: addirittura non si erano posti il problema. Un altro amico ha osservato che le stesse parole dei renziani, lo stesso ragionamento, avrebbero potuto essere usati nel 1933 a sostegno dell’ascesa di Hitler: “Non che Renzi assomigli a Hitler; ma colpisce il vostro vuoto di ragionamento nel merito. Il vostro argomento è aperto a qualsiasi avventura”.

I renziani hanno graziosamente ammesso. Per uscire dall’impasse un altro amico ha riassunto così: “Chiaramente Berlusconi e Renzi stanno riducendo il tasso di democrazia nel nostro paese. La questione è se in questa particolare fase storica, dati i particolari problemi di cui soffre, l’Italia ha bisogno di meno democrazia o più democrazia”. Con mio stupore, nessuno dei ‘renziani’ ha obiettato alla tesi secondo cui Renzi sta ‘riducendo il grado di democrazia’. Uno ha anzi approvato: “È così, è così! Infatti io non credo alla democrazia… sono di destra!”. (Solo in Italia se uno è di destra non crede alla democrazia…) “D’altronde quello che c’era prima non era vera democrazia…” E comincia nuovamente a descrivere con addolorata passione gli abusi dei politici e dei loro nominati… Esponendosi all’obiezione ovvia: “Ma se ti lamenti perché prima non era vera democrazia, e attribuisci a questa assenza di (vera) democrazia la rovina del paese, perché come soluzione proponi di ridurre ulteriormente la democrazia?”

Stavamo per passare al dessert: uno solo dei commensali non era ancora riuscito ad intervenire. Il suo italiano stentato non gli consentiva di interloquire in una conversazione pacata ma comunque intensa come la nostra. Per pura cortesia, immagino, per coinvolgerlo, la padrona di casa ha deciso di chiedergli il suo parere, non prima di averlo presentato: professore di economia all’Università di Montreal, consulente della Banca Mondiale sul problema della corruzione, sul quale aveva scritto qualche libro. “Ebbene, cher ami, per combattere la corruzione occorre più democrazia? O serve invece una certa concentrazione del potere, per rendere le istituzioni più efficienti, capaci di reagire? Esiste una letteratura empirica internazionale al riguardo?”. I canadesi sono molto gentili, però anche semplici e chiari. Come se fosse ovvio, nel resto del mondo: “Più democrazia!”. Ma perché!? “Perché la democrazia e la trasparenza impediscono ai governanti di approfittare del potere per fare i propri interessi, a danno di quelli della gente”.

I renziani hanno annuito. Ma alla fine non credo che abbiano cambiato opinione. Qualcosa, difficile da focalizzare, non li convinceva: come fa a funzionare un paese, se un fannullone non può essere licenziato? Ci vuole un po’ d’ordine… O forse no?! Ma in fin dei conti non ne dobbiamo mica fare un dramma!?! Il dialogo è virato sulle croci e delizie dell’amore. Intanto il professore canadese mi confidava: “Sembrava di stare nell’Argentina del 1947 (nascita del Peronismo): gli stessi argomenti, le stesse pulsioni… interessante!” E poi la profezia: “Vedrai che entro un anno Renzi andrà allo scontro con la Corte Costituzionale”.