Un film per non dimenticare quella che il presidente della Repubblica Sandro Pertini definì “l’impresa più criminale che sia accaduta nella storia d’Italia”. La strage alla stazione ferroviaria di Bologna, 85 morti, 200 feriti, e una città intera che da 34 anni, ormai, aspetta che sia fatta giustizia. Si intitola “Bologna 2 agosto, i giorni della collera” la pellicola diretta da Giorgio Molteni e Daniele Santamaria Maurizio, con Giuseppe Maggio, Marika Frassino, Lorenzo de Angelis, Roberto Calabrese, Tatiana Luter e Enrico Mutti, che il 29 maggio prossimo arriverà nelle sale cinematografiche per raccontare uno dei più terribili massacri italiani ai tempi degli anni di piombo: una bomba, che esplodendo distrusse le strutture sovrastanti le sale d’aspetto di prima e seconda classe della stazione ferroviaria del capoluogo emiliano romagnolo, dove erano collocati gli uffici della Cigar, un’azienda di ristorazione, e circa 30 metri di pensilina, travolgendo il treno Ancona – Chiasso che si trovava in sosta al binario 1. Un ordigno che in pochi istanti spezzò 85 vite umane provenienti da 50 città diverse, italiane e straniere, e che divenne epicentro di un lungo capitolo di indagini non ancora concluse, ma fatte di depistaggi, insabbiamenti, piste internazionali e mandanti impuniti. E soprattutto, come ricordava alla commemorazione dello scorso 2 agosto Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione vittime della strage di Bologna, di domande ancora senza risposta.

La pellicola, prima ricostruzione cinematografica della strage, prodotta e distribuita da Virginio Moro per la Telecomp Planet Film Production, descrive con grande nitidezza il contesto in cui si inserì la bomba alla stazione di Bologna, fatta esplodere dopo dieci anni di storia, tra il 1970 e il 1980, costellati di attentati, uccisioni, massacri, rapimenti e rivendicazioni. Gli anni delle bombe a Milano, di Piazza Fontana, del sequestro del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro. Anni bui, spiega la produzione in una nota d’accompagnamento alla pellicola, “un’atmosfera di terrore e di follia generata dalla violenza, e sullo sfondo gruppi di estrema destra che incrociarono la strada della malavita romana, della Loggia massonica P2, dei servizi segreti deviati”. Dei cosiddetti anni di piombo, il 1980 fu quello con più vittime, e il motivo di tale primato fu proprio “la strage più efferata messa in atto in Italia dal dopoguerra”: l’ordigno che alle 10.25 di una mattina d’estate fece tremare Bologna, lasciando dietro di sé “una ferita tuttora aperta”.

Bologna 2 agosto, i giorni della collera”, che vede la partecipazione di Martina Colombari e Lorenzo Flaherty, racconta la storia di un gruppo di ragazzi di destra che si dissociarono dall’Msi per fondare il gruppo armato Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, e diventare, successivamente, protagonisti di una lunga serie di fatti efferati. “Le loro azioni delittuose, eseguite tutte a volto scoperto, vengono notate dai servizi segreti deviati che in seguito le utilizzeranno per destabilizzare lo Stato. Uccisioni, rapine, pestaggi saranno all’ordine del giorno. Queste azioni non hanno nessuna logica politica, tanto da essere identificate in seguito come ‘spontaneismo armato’, messo in atto da gruppi giovanili di estrema destra che intendevano passare alla storia come rivoluzionari contro uno Stato democratico e antifascista”.

34 anni dopo, diceva sempre Bolognesi, deputato Pd, gli esecutori materiali sono noti: sono i terroristi di estrema destra Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. “Dopo le condanne definitive del 1995 e del 2007 – spiega però il presidente dell’associazione familiari delle vittime – non vi è più stato nessun sussulto da parte della Procura di Bologna. La verità raggiunta finora è solo parziale: mancano i mandanti e gli ispiratori politici”. E se nel 2014 in Italia si parla di reato di depistaggio, di commissione stragi e di declassificazione degli atti relativi ad alcuni dei peggiori massacri italiani – Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Stazione di Bologna, solo per citarne qualcuno – provvedimento già firmato dal premier Matteo Renzi, la pellicola diretta da Molteni mira ad un altro obiettivo.

“Il film – spiega infatti la produzione – giunge a colmare un vuoto e un silenzio che una società civile fondata su principi democratici non può permettersi di avere. Ripercorrendo lo svolgersi dei fatti vuole far rivivere le emozioni, le angosce, il terrore di quegli anni. Non ha lo scopo di svelare la verità, non spetta agli autori del film, ma vuole raccontare ai giovani i fatti affinché non dimentichino. Uno Stato davvero democratico non può fondarsi sul silenzio, sul ricatto, sul depistaggio. Uno Stato giusto dovrebbe colpire coloro che, per salvaguardare il proprio potere, hanno costretto l’Italia a pagare un tributo di sangue e di dolore senza pari. Se questo non è ancora accaduto, c’è da chiedersi quando potremo gridare ad alta voce: ‘Mai più!’”.