C’è un ‘identità fragile, che si riconosce nel gruppo, e non a caso mette la lealtà al gruppo sempre e comunque davanti a tutto: difende se stessa, perché chi la vive non ha altro, per mille motivi detti e ridetti. Alessandro Salvini l’ha messa a nudo in Psicologia del tifoso violento (Giunti). La relazione tra frustrazione e aggressività pure è stranota e strastudiata.

Ci si può aspettare che le cose peggiorino, visto quello che la società “sana” e le istituzioni hanno fatto in questi anni. Si è creduti da parte delle Società calcistiche di poter manovrare gli ultrà, ed ora c’è chi ha la scorta da anni, come Galliani o Lo Tito, e chi non l’ha perché è già in mano ai gruppi che di questo vivono, tra merchandising, biglietti gratis, collette forzose “per le coreografie” etc.. Ma il calcio non si può fermare, perché produce denaro e consenso. Si ricordano i ministri impegnati a evitare la retrocessione di questa o quella squadra.
Ma dire che gli ultrà non hanno a che fare con il calcio è un’ipocrisia pericolosa, ne sono ormai componente organica. La repressione, che quando ci sono dei crimini è dovuta per qualunque cittadino, è occasionale: a volte c’è come una zona franca, a volte è scontro di guerra, a volte è inerme , a volte reattiva . A volte è ben coordinata e saggia.

Il fatto che le curve abbiano un colore, più nero che rosso, ma comunque all’ala estrema degli schieramenti, ma si accomunino nell’odio contro la polizia, di nuovo testimonia di un’identità gruppale che esiste perché trova dei nemici, e la polizia diventa il nemico comune.

Più correttamente si dovrebbe parlare di identificazione, e non di identità. L’identificazione è una stampella dell’io, se non è pienamente consapevole, cioè scelta dall’io, e non creata da un bisogno primario negato da soddisfare. L’identificazione gruppale ha bisogno di un pensiero forte, semplice, noi contro loro, e noi e loro uniti contro lo Stato, l’odiata polizia.

Una visione profonda per capire il fenomeno l’ho trovata in “A volto scoperto”(Einaudi), romanzo di Cazzaniga (che è poliziotto con enorme esperienza diretta). Un bel romanzo, asciutto, 500 pagine senza parole di troppo: sorprendente, e infatti ha vinto il Calvino. Non è un racconto di parte, è un racconto da dentro. Soluzioni facile non ce ne sono, ma conoscere e capire aiuta.