Toccherà al ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia governare l’attuazione dell’agenda digitale italiana attraverso, tra l’altro, l’ormai “svezzata” Agenzia per l’Italia digitale. E’ questa, alla fine di un lungo tira e molla fatto di annunci, rinvii, grandi e piccole manovre la decisione del Capo del Governo, Matteo Renzi.

E’ un epilogo che sembra figlio di un lancio di dadi con la pedina che finisce su una casella con scritto “ricomincia dal principio”.

I primi lanci del dado – per restare alla metafora – infatti avevano lasciato ipotizzare che Matteo Renzi avrebbe voluto nella sua squadra di governo un ministro ad hoc con una serie di responsabilità e competenze trasversali sulle questioni di Internet e del digitale. Di lancio in lancio, poi – nelle ore immediatamente precedenti alla formazione della squadra di governo – le aspettative si erano ridimensionate e l’idea di un ministro per il digitale aveva lasciato il posto a quella di un sottosegretario, magari alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con un insieme di deleghe su Internet ed il digitale.
Qualche lancio di dado più tardi, tuttavia, alla lettura della formazione di governo, si era preso atto che, almeno per il momento, non ci sarebbe stato nessun ministro né sottosegretario ad hoc per il digitale.

La delusione di tanti, però, era stata prontamente sedata da un tweet del Premier [23 febbraio 2014, ore 8:12] nel quale si promettevano grandi sorprese per la governance dell’Italia digitale.

Nelle ultime ore poi, la scelta di affidare al ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia una delega – della quale non è ancora chiaro il perimetro – all’agenda digitale italiana ed il “governo” dell’Agenzia per l’Italia digitale.

Una scelta dal sapore antico e nel segno del passato giacché è proprio al ministro per la Pubblica Amministrazione che, tradizionalmente, è toccato governare – con la sola eccezione del ministro per l’innovazione Lucio Stanca – la digitalizzazione del Paese con i risultati drammatici che sono sotto gli occhi di tutti.

Il problema non sono, naturalmente, le competenze del Ministro Madia che, nei mesi che verranno, probabilmente dimostrerà di disporne a sufficienza ma è l’idea che la digitalizzazione del Paese – e non solo della nostra amministrazione – sia una “specialità” e non piuttosto un fattore abilitante che deve correre trasversalmente attraverso tutte le maglie dello Stato e che, pertanto, necessità di un coordinamento centrale.

Era stata questa – a prescindere dalle modalità di attuazione e dal tempo che gli era poi stato nemico – l’intuizione dell’ex premier Enrico Letta che aveva voluto portare a Palazzo Chigi il coordinamento delle azioni di governo per l’attuazione dell’agenda digitale italiana, nominando un apposito Commissario Straordinario che, magari, con il tempo avrebbe potuto e, forse, dovuto divenire un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Ora si ritorna indietro. Si torna al punto di partenza con quella che doveva essere un’autentica “riforma dello Stato” – l’espressione è di Enrico Letta e Francesco Caio – trattata come la solita grigia e stantia questione di sempre: l’informatizzazione della pubblica amministrazione, il risparmio della carta e tutta una serie di altri argomenti che si fa davvero fatica anche solo a definire “innovativi”.

E’ un autentico peccato. Una decisione che allontana ancora di più il Paese da quel futuro che nel resto dell’Unione europea è già presente.

Eppure sarebbe bastato sfogliare lo scoreboard della Commissione europea sullo stato di attuazione dell’agenda digitale, per rendersi conto che la più parte dei parametri sulla base dei quali il nostro Paese viene giudicato “preistorico” in termini di digitalizzazione non hanno nulla a che vedere con le responsabilità del dicastero della Pubblica Amministrazione.

Sviluppo economico, scuola, università e ricerca, sanità, infrastrutture e naturalmente economia sono i veri temi al centro dell’agenda digitale europea che, naturalmente, riserva anche – ma non certo in via esclusiva – spazio ed attenzione al c.d. E-Gov ovvero alla digitalizzazione dell’amministrazione.

C’è da augurarsi di sbagliare nel giudicare nata vecchia la decisione del premier e c’è da auspicare che non si tratti solo della più facile tra le scelte possibili da parte di un capo del governo in tutt’altre faccende affaccendato ma, purtroppo, tutto lascia pensare che auguri ed auspici resteranno traditi e che la “pedina Italia” stia davvero per tornare al punto di partenza.